30 maggio 2017

BCE VUOLE CONDIZIONARE LE SCELTE POLITICHE DEI PAESI DELL'EURO A PARTIRE DALL'ITALIA (CHI LE DA' IL DIRITTO DI FARLO?)



FRANCOFORTE - Ormai, la Bce si comporta non più come una banca, ma come fosse a capo della Ue con il diritto di veto e critica su stati, governi, elezioni. Questa sua invadenza ormai non ha più limiti ed è inaccettabile. Un po' come se - ad esempio - l'Ad di Unicredit o Banca Intesa dettassero la linea al governo, decidessero quali riforne vanno bene e quali no, stabilissero perfino se le elezioni siano opportune oppure no. 

E' esattamente quanto sta facendo la Bce.

"Il potenziale rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato potrebbe riaccendere gli interrogativi dei mercati sulla sostenibilità dei debiti pubblici e delle imprese, anche a causa dell'incertezza politica su alcuni Paesi dell'area euro".

Questo è uno dei 4 rischi chiave identificati dalla Bce nel suo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, anche se in verità il suo allarme è invece politico, ambito che non solo non le compete, ma che le è precluso.

"Negli ultimi sei mesi - si legge - la maggior parte degli stress sistemici nell'area euro sono rimasti a bassi livelli". Ed è appunto questo il binomio che caratterizza la relazione: la situazione generale è positiva ma con una incognita sull'obbligazionario, ovviamente correlata alla possibilità che la stessa bce proceda ad una graduale riduzione del suo piano di acquisti di titoli. "Il clima dei mercati finanziari è migliorato nel periodo in esame, ma permangono i rischi di riprezzamento sui bond", afferma il rapporto. "La redditività delle banche resta flebile e le prospettive risentono di una serie di fattori strutturali", tra cui la necessità di smaltire i crediti deteriorati, problema che riguarda anche l'Italia. Nel frattempo "la crescente mole del segmento degli investimenti finanziari ha il potenziale di amplificare i rischi alla stabilità finanziaria".

In questo quadro il rapporto identifica quattro rischi chiave sulla stabilità sui prossimi 2 anni. Il primo è questo di un "riprezzamento su scala globale delle attività a reddito fisso, con possibili ripercussioni sulle condizioni finanziarie", che potrebbe essere innescato da un cambio di aspettative dei mercati sulle politiche monetarie o economiche. Il secondo rischio chiave è quello di una sorta di spirale negativa tra bassa redditività delle banche e bassa crescita economica, mentre il settore sta affrontando sfide strutturali. Il terzo grande rischio è nella sovramenzionata possibilità di un riaccendersi "delle preoccupazioni sulla sosteniblità dei debiti pubblici e privati, nell'ambito di un riprezzamento del mercato obbligazionario e di incertezza politica in alcuni Paesi". Infine, l'ultimo rischio è quello sulle liquidità nelle imprese non finanziarie e le eventuali ricadute di problemi di questo tipo sul settore finanziario stesso. Infine, vi è il tema Brexit che tuttavia al momento non viene annoverato tra i rischi prevalenti. Anche se la Bce raccomanda alle banche di approntare "piani di transizione" su questa procedura.

Insomma, la Bce a guida Draghi - al cappio della Germania - si comporta come fosse la padrona dei governi d'Europa. Una padrona non democratica, in quanto non ha alcun mandato elettorale per esserlo, e per di più schermata da un muro di "immunità" sul piano legale e giudiziario (basti leggere il suo statuto) degno solo di una dittatura sudamericana.

Redazione Milano

VI SIETE SCORDATI DI MPS, POPOLARE DI VICENZA E VENETO BANCA? LA UE-BCE NO: LA PRIMA FORSE SI SALVA LE ALTRE DUE KAPUTT


La vicenda delle tre banche italiane da salvare, MPS, BPVI e VenetoBanca sembra assumere sempre più i contorni della farsa se non della tragedia.

Mentre i tedeschi hanno sistemato le loro banche traballanti facendo ampio ricorso ad aiuti pubblici, per quelle italiane si prospetta il fallimento o quasi.

E’ di queste ore la notizia che per le due banche venete, oltre alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello stato, viene richiesto da parte degli oligarchi ue anche un nuovo intervento privato per circa 1 miliardo di euro, 1.936.270.000.000 di vecchie lire, e questo perché la “ricapitalizzazione precauzionale” non può farsi carico dei crediti marci già accertati. Questo significa che dovranno essere venduti a valore di mercato, con ulteriori perdite a bilancio che richiederebbero appunto circa un miliardo di risorse fresche da trovare tra investitori privati. Chi possa essere così pazzo da fare un investimento a perdere, dopo la voragine che neppure Atlante è riuscito a coprire, non è dato sapere.

L’unica cosa certa è che senza questo intervento privato, non ci sarà l’ok da parte del IV Reich al salvataggio pubblico.

A questo c’è da aggiungere un aspetto tutt’altro che insignificante: gli azionisti di Popolare di Vicenza, che hanno accettato le somme proposte dall’istituto di credito per transare ed evitare cause civili, potrebbero vedersele tassate con aliquota progressiva, aggiungendo al danno la beffa! Questo accade perché la banca, ben attenta ai propri interessi, ha sempre usato il termine “ristoro” e non “rimborso danni subiti”. Questa sottigliezza fa sì che le somme percepite dagli azionisti Popolare di Vicenza non possano finire in tassazione separata, ma in cumulo agli altri redditi, facendo così lievitare lo scaglione di tassazione. In una parola: bastonati due volte. Chiaramente, se si fosse usato il termine “rimborso danni subiti”, sarebbe stata un’ammissione di responsabilità che il management dell’istituto si guarda bene dal volersi prendere.

Tuttavia se Sparta piange, Atene non ride: anche la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica al mondo, sopravvissuta e guerre, invasioni, carestie e cataclismi vari, ma non ai manager in quota piddì potrebbe portare ad un nuovo bagno di sangue.

Infatti, oltre al massacro di azionisti ed obbligazionisti, ci sarà quello dei lavoratori: bce e commissione chiedono infattti 10.000 licenziamenti su un totale di 25.000 dipendenti. Diecimila famiglie che vedranno drasticamente ridursi le loro entrate non per colpa loro, ma per l’incapacità più o meno voluta del management di gestire la banca di Rocca Salimbeni.

Quello che mal sopportiamo, di tutta questa vicenda, è che a parità, se non situazione peggiore, i padroni del vapore della ue, ovvero i tedeschi e, in misura minore i francesi, hanno sistemato le loro banche infischiandosene del “divieto di aiuti di stato” piuttosto che dei vincoli di bilancio, tutte cose che vengono al contrario richieste e pretese da noi. A questo si somma il fatto che al momento nessuno dei responsabili di questi immani disastri, siano politici piuttosto che manager, abbia minimamente pagato il conto e che, anzi, quest’ultimo sia stato presentato più e più volte a chi ha avuto la sola colpa di essersi fidato del proprio direttore di filiale quand’anche non dello sportellista.

Un governo degno di questo nome avrebbe già sbattuto i pugni sul tavolo degli oligarchi di bruxelles e se ne sarebbe infischiato dei vari “sacri parametri”, che valgono sistematicamente per i paesi mediterranei e mai per la germania ed i suoi alleato. Sfortunatamente per noi, non abbiamo una classe politica, ma solo dei maggiordomi di interessi altrui, questo, almeno, fino alla prossima tornata elettorale, sempre che non escogitino un sistema di voto per perpetuare questo sistema.

Luca Campolongo

Fonti

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-21/popolare-vicenza-e-veneto-banca-ecco-perche-salvataggio-corre-sempre-piu-filo-rasoio-155012.shtml?uuid=AExVuSQB

https://scenarieconomici.it/attenzione-chi-ha-accettato-la-transazione-con-bpvi-e-vb-rischia-di-vedere-il-proprio-ristoro-tassato-in-modo-progressivo-ennesimo-gravissimo-pasticcio-sulla-pelle-dei-risparmiatori/

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-05-23/mps-confermati-88-miliardi-entro-luglio-l-ingresso-stato-083147.shtml?uuid=AExBK2QB

http://it.ibtimes.com/banche-e-aiuti-di-stato-perche-la-germania-e-piu-uguale-degli-altri-1427714

SONDAGGIO: LA MAGGIORANZA DEI CITTADINI DELLA REPUBBLICA CECA VUOLE USCIRE DALLA UE (E IL 79% E' CONTRO L'EURO)


Nonostante la stampa di regime controllata dalle oligarchie Ue continui a ripetere fino alla nausea - specialmrnte in Italia - che l'euro e' stato un grande successo, la realta' e' che chi ne e' rimasto fuori sta facendo di tutto per non entrarci perche' sa benissimo che l'euro porta solo miseria e recessione.

A tale proposito e' indicativo un recente sondaggio fatto nella Repubblica Ceca: su 1033 persone - campione statistico rappresentativo dell'intera popolazione di questa nazione - a cui è stata chiesta l'opinione rispetto l'euro e la Ue da parte del Public Opinion Research Centre, i risultati dimostrano come il popolo ceco sia piuttosto scettico riguardo all'euro e all'Unione Europea. Anzi, decisamente contrarioad entrambi.

I risultati del sondaggio non lasciano spazio a interpretazioni: solo il 21% dei cechi ha detto di voler adottare la moneta unica, un miglioramento rispetto al 17% dell'anno scorso - quando è stato realizzato il medesimo sondaggio - ma rimane il fatto che il 79% voglia restarne fuori. Niente euro, grazie, è il messaggio forte e chiaro inviato tanto al governo di Praga che a Bruxelles.

Il popolo ceco e' anche fortemente scettico riguardo all'Unione Europea, basti pensare che solo il 36% crede che la UE abbia un futuro (l'anno scorso erano il 39%) e gli stessi che hanno dato un futuro alla Ue vorrebbero (con un punto percentuale in meno, 35%) una maggiore integrazione.

Il 40% vuole invece uscire dalla UE mentre un altro 25% vuole mantenere le cose come stanno, specialmente per ciò che riguarda il blocco delle frontiere ai cladestini che viceversa la Ue vorrebbe imporre. 

Questo sondaggio e' importante perche' di recente la UE ha dichiarato che per il 2025 tutti i paesi membri devono adottare l'euro ma al momento non e' chiaro come questo possa essere fatto visto il forte euroscetticismo non solo dei cechi ma anche di altri paesi fuori dall'eurozona.

Certo l'euro e' il fattore determinante ma non e' l'unica ragione di questo euroscetticismo.

Infatti i cechi sono fortemente contrari ad accogliere i migranti che sbarcano in massa sulle coste italiane tant'e' che l'anno scorso il 61% era contrario ad accogliere rifugiati e probabilmente quest'anno questa percentuale e' ancora piu' alta.

Questa storia e' stata riportata alcuni giorni fa sul Daily Express ma in Italia e' stata fortemente censurata perche il governo vuole convincere gli italiani che solo i razzisti e gli ignoranti sono contrari all'euro e alla accoglienza senza limiti degli africani trasportati dalla Libia all'Italia con il placet del governo Pd e la connivenza delle Ong che trafficano assieme alle mafie islamiche libiche nel grande business dell'invasione africana dell'Italia e - pensano questi - dell'Europa.

Ovviamente e' falso che ribellarsi a tali inaudite decisioni del governo Pd sia sinonimo di razzismo e affermare che l'euro sia la più grande sciagura caduta addosso agli italiani sia sinonimo di ignoranza, visto che ben sei premi Nobel per l'Economia sostengono la medesima cosa. E' per tali motivi abbiamo riportato questa notizia, perche' vogliamo convincere gli italiani che sono in tanti a volere stare lontani da questo folle progetto.

GIUSEPPE DE SANTIS

GOVERNO UNGHERESE TAGLIA LE TASSE E AUMENTA GLI AIUTI A FAMIGLIE, SCUOLA E SICUREZZA (CON RAPPORTO DEBITO-PIL AL 2,4%)



LONDRA - In diverse occasioni abbiamo parlato di miracolo economico ungherese perche', al contrario delle nazioni dell'area euro, l'Ungheria ha ridotto le tasse e le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana e ha aumentato la spesa sociale e anche la prossima finanziaria che sara' presentata in parlamento introduce misure che alcuni definiscono populiste ma in realta' seguono solo il buon senso.

Ma cosa contiene nello specifico la finanziaria ungherese?

Ebbene uno degli aspetti piu' interessanti e' che la tassa per le piccole aziende sarà portata al 13%, con una riduzione dell’1% mentre la tassa societaria generale rimarrà invariata (9%). 

Conformemente alle promesse precedenti i contributi a carico del datore di lavoro saranno ulteriormente diminuiti e portati dall’attuale 22% al 20%. Saranno aumentate le agevolazioni per le famiglie che hanno due bambini, che comporteranno un risparmio medio 420.000 HUF annui mentre l’aliquota IVA sui servizi catering, sui prodotti ittici e sui servizi internet sarà ridotta al 5%.

La finanziaria stanzierà inoltre 81 miliardi di fiorini (ca. 270 milioni di euro) in più per l’istruzione, 287 miliardi di fiorini (ca. 960 milioni di euro) in più per le pensioni ed i servizi sociali, 83 miliardi di fiorini (ca. 277 milioni di euro) in più per la polizia e sicurezza e 205 miliardi di fiorini (ca. 683 milioni di euro) in più per lo sviluppo economico.

La finanziaria prevede un deficit di 1.360,7 miliardi di fiorini (ca. 4,5 miliardi di euro) con entrate pari a 18.740,7 miliardi di fiorini (ca. 62,5 miliardi di euro) e spese di 20.101,4 miliardi di fiorini (ca. 67 miliardi di euro). 

L’obiettivo di deficit, calcolato secondo le regole contabili comunitarie, è pari al 2,4% del PIL.

Tutto questo puo' sembrare un sogno ma invece e' una solida realta' e tutto grazie alla lungimiranza della classe politica ungherese e del primo ministro Viktor Orban che mette al centro delle proprie politiche gli interessi dei cittadini.

Ovviamente lo stesso potrebbe esse fatto in Italia se solo ci fosse la volonta' politica e non a caso questa notizia e' stata completamente censurata perche' creerebbe parecchio imbarazzo alla nostra classe politica. Per incamminarsi sulla strada virtuosa che sta seguendo l'Ungheria, l'Italia dovrebbe abbanonare l'euro, avere quindi una propria valuta sovrana, respingere le immaginabili intromissioni dell'Fmi e per ultimo rintuzzare l'aggressione della Ue, che non sarebbe per nulla felice che l'Italia tornasse a essere un Paese sovrano. Le oligarchie burocratiche e finanziarie di Bruxelles non gradirebbero.

Noi ovviamente non ci stiamo e abbiamo deciso di divulgare questa notizia perche' vogliamo che l'Italia segua l'esempio ungherese.

GIUSEPPE DE SANTIS

LA MERKEL DOPO IL FLOP DEL G7 DI TAORMINA PUNTA A UNA UE ANCORA PIU' ''TEDESCA'' E VUOLE LA GUIDA DELLA BCE DOPO DRAGHI



BERLINO - La politica tentata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il vertice del G7 tenutosi a Taormina, non ha avuto successo, per non dire che è stata un disastro. Lo scrive in un'analisi l'autorevole quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung", che rivela come Angela Merkel ne abbia preso atto passando a un'altra linea, piu' marcatamente "eurocentrica" ovvero germanocentrica: "Noi europei, ora, abbiamo il nostro destino nelle nostre mani", ha detto la Merke a margine del summit di Taormina, alla fine del quale si è rifiutata però di tenere una conferenza stampa.

"E' finito il tempo in cui potevamo fare pieno affidamento sugli altri", ha detto la Merkel al rientro in Germania, dopo un incontro con il leader della Csu, Horst Seehofer. L'Europa, ha avvertito, dovra' ergersi con maggior forza a tutela dei propri interessi, e "prendere davvero nelle proprie mani il suo destino". Molto facile a dirsi, molto meno a farsi.

La Merkel, sostiene il quotidiano, e' fiduciosa della dinamica rilevata nell'opinione pubblica tedesca da sondaggi come l'ultimo effettuato da '"Allensbach", secondo cui i tedeschi sono "piu' consapevoli dei benefici dell'Unione europea" e davvero sarebbe stato incredibile il contrario, dati tutti i vantaggi che hanno ottenuto e continuano ad ottenere grazie all'euro-marco.

Per la prima volta dopo la caduta del Muro di Berlino, i tedeschi chiedono a maggioranza una accelerazione del processo di integrazione europea. Si tratta di una tendenza che secondo il quotidiano riguarda l'Europa continentale nel suo complesso, come evidenziato dal movimento "Pulse of Europe", presente anche nelle principali citta' tedesche, e dalla modesta performance degli euroscettici alle elezioni in Olanda e Francia, benchè abbiano ottenuto molti milioni di voti e in Olanda, va detto, le forze coalizzatesi contro il partito nazionaliste di Wilders non siano riuscite fino ad oggi a formare un governo.

Le sfide politiche ed economiche all'integrazione europea, pero', sono tutte estreme, a partire da quella dell'immigrazione: e lo scontro di fatto col presidente Usa Trump non ha fatto che evidenziare questi nodi irrisolti. Per l'Europa stabilizzazione della Libia e' fondamentale, come e' fondamentale l'aumento delle risorse destinate alla Difesa e l'integrazione tra i paesi Ue in questo settore, sottolinea la Faz.

Il centro di comando comunitario per le operazioni militari inaugurato a Bruxelles e' un primo, importante passo in questo senso, precisa il quotidiano tedesco; e lo e' ancor piu' nell'ottica di un raffreddamento delle relazioni con gli Usa.

I paesi dell'Est Europa convintamente atlantisti, come la Polonia di Jaroslaw Kaczynski, sono portati dalla lontananza percepita di Washington a cercare sicurezza nella Germania (più che nell'Europa).

Infine c'e' la questione dell'unita' economica. Berlino e' incoraggiata dal fatto che il presidente francese neoeletto, Emmanuel Macron, si sia espresso durante la sua prima visita in Germania contro la "messa in comune dei debiti pregressi": un affare che non gioverebbe neanche alla Francia, sottolinea il "Frankfurter Allgemeine Zeitung", dati i bassissimi costi di rifinanziamento del debito di cui gode attualmente.

Parigi vorrebbe un bilancio comune con un ministro delle Finanze unico, ma non e' chiaro da dove questo ministero attingerebbe il proprio bilancio, e quali sarebbero le sue competenze, ovvero allo stato attuale sarebbe del tutto inutile.

Una delle opzioni sul tavolo e' la tassazione comunitaria delle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax che però è ststa bocciata dai vertici Ue e anche da molti Paesi perchè sarebbe un aiuto alla Gran Bretagna, favorendo la fuga di capitali e di operatori finanziari verso il Regno Unito, dove ovviamente la Tobin Tax - se fosse decisa dalla Ue - non ci sarebbe.

Anche sulla modifica dei trattati europei, il cancelliere Merkel ha aperto una porta: "Dal punto di vista tedesco e' possibile modificare i trattati", ha dichiarato, ma per farlo serve l'unanimità delle Ue, cosa impensabile. Per la Germania, comunque, l'obiettivo immediato è tutto un altro, è l'elezione di Jens Weidmann come successore dell'italiano Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea: un obiettivo che Berlino e' consapevole richiedera' alcune concessioni, ma certamente produrrebbe forti tensioni dentro l'eurozona specialmente in Italia.

Per il momento, Berlino sa di poter quantomeno contare su un rinnovato asse con Parigi, soprattutto in chiave "anti-populismi", chiave piuttosto fragile: le alleanza contro qualcosa sono ben differenti di quelle a favore di un progetto. Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire e il suo omologo tedesco, Wolfgang Schaeuble, hanno concordato l'istituzione di un gruppo di lavoro per produrre nei prossimi mesi proposte di riforma della zona euro. Uno dei tanti gruppi di lavoro aperti e mai chiusi con dei risultati in questa Ue divisa su tutto.

Redazione Milano

STAMPA FRANCESE: LEGGE ELETTORALE SBAGLIATA, MA IL PD VUOLE VOTARE PRIMA DELLA ''MANOVRA GRECA'' CHE IMPORRA' LA UE


"Non c'e' tre senza quattro" potrebbe essere il precetto elettorale di questo anno 2017 in Europa: e' la previsione del quotidiano economico francese "Les Echos", secondo cui dopo la Francia, la Gran Bretagna e la Germania, anche l'Italia potrebbe essere chiamata alle urne nel prossimo autunno. La scadenza naturale delle elezioni parlamentari italiane, ricorda il corrispondente da Roma Olivier Tosseri, e' nella primavera del 2018: ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non si opporrebbe ad uno scrutinio anticipato in caso di accordo tra i partiti su una nuova legge elettorale; si tratta di un vero e proprio serpente di mare della vita politica italiana, che da almeno dodici anni riappare e scompare alla ricerca di un sistema di voto che incontri il piu' largo consenso possibile.

Ora sembra proprio che la soluzione stia per esser trovata: l'Italia sta cercando ispirazione nel modello della Germania, il cui sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 5 per cento dei suffragi sembra essere quello privilegiato dai partiti. In questo scenario, sarebbero quattro le formazioni politiche nel futuro Parlamento: il Partito democratico (Pd) di Matteo Renzi, Forza Italia di Silvio Berlusconi, la Lega nord di Matteo Salvini ed il Movimento 5 stelle (M5s) di Beppe Grillo.

Una nuova legge elettorale cosi' concepita segnerebbe la fine del bipolarismo che ha caratterizzato la vita politica italiana dal 1993 ed anche del tripolarismo emerso negli ultimi tre anni; ed imporrebbe, proprio come in Germania, una "Grosse Koalition" che a Roma gia' definiscono "governo Renzusconi": i partiti dei due ex presidenti del Consiglio sarebbero infatti costretti a trovare un'intesa tra loro per impedire l'arrivo al potere del M5s, che d'altronde ha dato il suo accordo di principio al fine di andare al piu' presto alle urne e capitalizzare la sua ascesa nei sondaggi. grillo ha persino proposto una data, il 10 settembre, mentre Renzi pensa al 24 settembre, in contemporanea con l'elezione del Bundestag tedesco.

Tuttavia l'esito, secondo la previsione del corrispondente di "Les Echos", potrebbe essere piu' simile a cio' che e' successo in Spagna: elezioni a ripetizione per oltre dieci mesi alla ricerca di una maggioranza di governo; tutto il contrario, commenta Tosseri, di quella stabilita' di cui l'Italia e l'Unione Europea hanno imperativamente bisogno.

E d'altra parte, se davvero il "Renzusconi" avesse la maggioranza, la quota Berlusconi in questo governo sarebbe di minoranza. L'ex Cavaliere si troverebbe nella medesima scomoda e imbarazzante posizione oggi di Alfano, un utile complemento al Pd, utile solo finchè serve al Pd. Ma anche la tenuta interna dei due partiti che formerebbero il "Renzusconi" sarebbe ad altissimo rischio. L'italico vizio di abbandonare il partito che li ha fatti eleggere in Parlamento, sarebbe davvero miracoloso se non riaffiorasse nella condotta di molti onorevoli anche nella nuova legislatura. 

Alla stampa economica francese, in buona sostanza, appare azzardato non tanto il ricorso alle urne in Italia, ma l'ennesimo pasticcio sulla legge elettorale, la quinta in ordine di tempo dal 1994 ad oggi. In tutta Europa non è mai accaduto nulla di simile. E per di più, con questa nuova legge sarà difficilissimo formare un esecutivo.

E la considerazione ultima riguarda i tempi delle nuove elezioni. Considerato il fatto che il Pd è al governo, l'urgenza di ricorrere alle urne da parte del Pd con la prospettiva di - nella migliore delle ipotesi - tornare a Palazzo Chigi con un "alleato" di gran lunga più scomodo dell'attuale Ncd di Alfano, si spiega solo con la necessità di evitare a tutti i costi di andare ad elezioni alla scadenza naturale di primavera 2018.

Quindi, la domanda a cui rispondere è: cosa accadrà in autunno-inverno 2017 in Italia di così grave per cui il Pd non vuole per nessun motivo essere a capo del governo, già sapendo ora che se accadesse - dopo - alle urne subirebbe una catastrofica sconfitta?

La risposta è semplice: la Commissione Ue imporrà all'Italia una "cura" simile a quella greca e per somministrarla agli italiani il Pd vuole che le elezioni siano già avvenute.

Redazione Milano

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