18 ottobre 2017

Osho: LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AMORE

LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AMORE

L’amore è un nutrimento per l’anima. Quello che il cibo è per il corpo, l’amore è per l’anima. Senza cibo il corpo diventa debole, senza amore l’anima diventa debole. Gli stati, le religioni, gli interessi costituiti, non hanno mai voluto che la gente avesse anime forti, perché una persona che ha energia spirituale, è necessariamente un ribelle.

L’amore ti rende ribelle, rivoluzionario, ti dà la capacità di vedere dentro le cose, in modo che nessuno possa ingannarti, sfruttarti e opprimerti. Capi religiosi, guru e i politici, sopravvivono solo grazie al tuo sangue e allo sfruttamento. Sono parassiti. Per indebolirti spiritualmente, ti hanno insegnato a non amare te stesso e un una persona che non si ama, non può neanche amare gli altri. Dicono: Ama gli altri, ama l’umanità, ama dio, ama tua moglie o tuo marito, i tuoi bambini e i tuoi genitori, ma non amare te stesso, perché amare se stessi è egoismo.

Condannano l’amore di sé più di qualunque altra cosa – e sono riusciti a far sì che i loro insegnamenti appaiano del tutto logici. Dicono: Se ti ami diventerai un egoista, se ti ami diventerai narcisista. Ma non è affatto vero. Un uomo che si ama, scopre di non avere un ego. È nel tentativo di amare gli altri senza amare se stessi che l’ego nasce.
Un uomo che ama se stesso avrà anche rispetto per se stesso e un uomo che si ama e si rispetta, rispetterà anche gli altri perché sa: “Come sono io, così sono anche gli altri. Come io amo il rispetto e la dignità, così li amano anche gli altri”.

Diventa cosciente del fatto che per quanto riguarda le cose fondamentali della vita, non siamo diversi; siamo una cosa sola. L’uomo che ama se stesso prova una gran gioia che non fa altro che crescere e comincia a traboccare raggiungendo anche gli altri. Deve raggiungerli! Se vivi l’amore, devi condividerlo. Non puoi continuare ad amare te stesso per sempre, e una cosa ti diventerà chiarissima: se amare te stesso ti riempie di gioia, quanta più sarà grande per te se la condividi con gli altri!
A poco a poco le onde si allargano. Ami altre persone; poi ami gli animali, gli uccelli, gli alberi, le rocce. Un solo uomo, può essere colmato e colmare d’amore l’intero Universo, proprio come una piccola pietra può colmare tutto il lago di onde, una semplice pietra. Ma tutto parte dal centro, dal centro di noi stessi ed è li che ogni cosa ha inizio.

L’uomo deve compiere la sua parte divina, L’uomo deve diventare un dio. In caso contrario non ci sarà alcuna realizzazione, alcun soddisfacimento. Ma come puoi diventare un dio?
I preti ti dicono che sei un peccatore. Ti dicono che sei condannato, che andrai all’inferno.
E fanno in modo che tu abbia paura di amare te stesso.
Ecco perché la gente è così brava a trovare cosa c’è che non va. Trovano cosa c’è che non va in loro, e poi come possono evitare di trovare difetti negli altri? In effetti, non solo li troveranno ma li renderanno anche più grandi, più grandi possibile. Questo sembra esser l’unico modo di salvarsi; per salvare la faccia, devi farlo per forza. Ecco perché si critica tanto e c’è così poco amore. Una persona che ama se stessa può facilmente diventare meditativa, perché la meditazione vuol dire proprio essere con se stessi.

Se ti odi – che è proprio ciò che fai tu, ciò che ti hanno detto di fare, e che tu hai eseguito religiosamente – se ti odi, come puoi stare insieme a te stesso? La meditazione non è altro che il godersi la propria splendida solitudine e celebrare se stessi. È esattamente questo. La meditazione non è un rapporto, l’altro non è affatto necessario: basti a te stesso. Sei immerso nella tua gloria, nella tua luce. Gioisci perché sei vivo, perché sei.
Il miracolo più grande del mondo è che tu sei e che io sono. Essere è il miracolo più grande, e la meditazione apre le porte a questo grande miracolo. Ma solo un uomo che ama se stesso è in grado di meditare; altrimenti non fai altro che cercare di sfuggire a te stesso, di evitarti. Chi è che vuole guardare una brutta faccia e chi vuole penetrare in un essere così brutto? Chi è che vuole andare in profondità nel proprio fango, nella propria oscurità? Chi vuole andare nell’inferno che pensa di essere? Vuoi tenere tutto questo nascosto con fiori bellissimi, e vuoi sempre sfuggire a te stesso.

È per questo che le persone cercano sempre compagnia. Non possono rimanere con se stessi, vogliono stare con altri. La gente cerca compagnia, di qualsiasi genere; pur di evitare se stessi va bene qualsiasi cosa. Andranno a sedersi al cinema per tre ore per vedere una cosa assolutamente idiota. O leggeranno un giallo per ore, sprecando il loro tempo. Leggeranno più volte lo stesso giornale solo per tenersi occupati. Giocheranno a carte o a scacchi per ammazzare il tempo… come se ne avessero tanto!

L’amore inizia con te stesso, e poi si diffonde e si allarga, e lo fa per suo conto, non hai bisogno di diffonderlo tu.
“Ama te stesso” dice Buddha. E poi aggiunge subito: “…e osserva”. Questa è meditazione, questo è il nome che Buddha dà alla meditazione. Ma il primo requisito è di amare te stesso, e solo dopo puoi osservare.
Ama te stesso.
Socrate dice: Conosci te stesso, Buddha dice: Ama te stesso.
E Buddha è quello che ha più ragione perché se non ti ami, non potrai mai conoscerti- conoscersi arriva dopo, quando l’amore ha preparato il terreno. L’amore è una possibilità di conoscere se stessi, è il modo giusto per conoscersi.

 

Amati e osserva: oggi, domani e sempre.

Crea intorno a te un’energia di amore. Ama il tuo corpo e ama la tua mente. Ama tutto il meccanismo, tutto l’organismo. Con amore si intende: accettalo com’è, non cercare di reprimerlo. Reprimiamo solo quando odiamo qualcosa, reprimiamo solo quando siamo contrari. Non reprimere, perché se reprimi, come potrai osservare? Non possiamo guardare il nemico negli occhi; possiamo solo guardare negli occhi dell’amato. Se non sei l’amante di te stesso non potrai guardare nei tuoi occhi, nel tuo volto, nella tua realtà.
Sii consapevole, vigile, non essere inconsapevole. Non comportarti come chi sta dormendo. Non funzionare come una macchina, un robot. La gente funziona proprio così.
Osserva, semplicemente osserva. Non importa cosa devi osservare: è tutto! Quando cammini, osserva il camminare. Quando mangi, osserva il mangiare. Facendoti la doccia, osserva l’acqua, l’acqua fredda che cade su di te, il brivido che ti percorre lungo la schiena, osserva tutto… ‘oggi, domani e sempre’.

Alla fine arriva il momento in cui puoi osservare persino il tuo sonno. Questo è il livello supremo dell’osservare. Il corpo si addormenta ma l’osservatore è ancore sveglio e guarda silenziosamente il corpo profondamente addormentato. Questo è il culmine dell’osservare. Ora come ora è vero proprio l’opposto: il corpo è sveglio ma tu dormi. Allora sarai sveglio e il tuo corpo dormirà. Il corpo ha bisogno di riposo ma la tua consapevolezza non ha bisogno di dormire. La tua consapevolezza è cosciente; è l’essenza stessa dell’essere vigili, quella è la sua vera natura.
Quando ti ami e la tua capacità di osservare cresce, è come se mettessi le ali, e allora il cielo intero ti appartiene.

tratto dal libro “Lo specchio del Cuore” di Osho

17 ottobre 2017

LA TERRA: MAI LA MERCE SFAMERA' L'UOMO

La terra, il denaro e il capitale MAI LA MERCE SFAMERA' L'UOMO.

Stabilire la causa e le leggi dell'appropriazione di lavoro altrui, del rapporto sociale per cui determinati uomini e aggruppamenti di uomini nelle successive società storiche prestano la loro opera e lavorano, mentre vi sono altri uomini e altri gruppi che vivono non prestando lavoro e consumando in vari modi ciò che non hanno prodotto. A tanto si riducono le ricerche sulla rendita, sull'interesse e sul profitto che non sono che momenti e aspetti storici di quel lavoro prelevato da uomini a carico di altri uomini, ossia del sopralavoro, ed infine modernamente sono dimostrate parti in cui si suddivide il plusvalore.

Redazione: enzo

Crolla la qualità della vita: colpa di Monti e Fornero

Qualità della vita in Italia? Collata inesorabilmente. E il declino parte dal 2011, quando la crisi economica ha investito l'Europa e i mercati hanno sferrato il loro attacco all'Italia. In seguito a quei momenti (economicamente) drammatici, con il timore che lo spread potesse mandare gambe all'aria il Belpaese, arrivarono le dimissioni del governo Berlusconi e la decisione di Giorgio Napolitano di affidare la guida del Paese a Mario Monti. Scelta azzeccata? Per nulla. I dati emersi dallo studio realizzato da Tecnè e dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio dimostrano che proprio l'esperienza del governo tecnico e soprattutto la legge Fornerohanno determinato il crollo della soddisfazione dei cittadini per la qualità della vita in Italia.

Le cifre sono chiare e non lasciano spazio all'immaginazione. Dato come 100 l'indice di soddisfazione per la qualità della vita nel 2015, nel 2010 l'indice era 119. Poi è iniziato il crollo. Nel 2011 l'indice era di 117, poi nel 2012 è sceso a 102. Il calo di soddisfazione non ha ancora fermato la sua corsa. Enrico Letta e Matteo Renzi non sono riusciti a risollevarlo, nonostante gli annunci dell'attuale premier. L'indice, infatti, nel 2014 scende ancora a 102. Non bastano infatti gli annunci per far creadere agli italiani di stare bene. Non bastano nemmeno 80 euro in busta paga. I numeri dello studio sull'insoddisfazione degli italiani sono la cartina di tornasole delle reali condizioni del Paese al di là delle parole del premier.

Andando oltre, lo studio mette tra le cause dell'insoddisfazione anche il divario enorme tra Nord e Sud Italia. "All'Italia - si legge nello studio - occorre un salto di qualità che vada non solo nella direzione di un recupero di fiducia ma soprattutto in un progetto che punti a colmare i gravi ritardi tra nord e mezzogiorno. E' inimmaginabile pensare di recuperare il terreno perduto con la crisi e competere con le economie europee più avanzate se permangono differenze così forti nelle varie aree del Paese, differenze che si riflettono inevitabilmente nella velocità di risalita e che espongono a crisi cicliche e a un progressivo degrado economico delle aree più povere".

Se nel 2015 l'indice di soddisfazione per la qualità della vita personale è stato pari a 112 nel nordest e a 109 nel nordovest, mentre l'indice indice registrato a Sud è di 85 e 87 nelle isole. Anche il reddito delle famiglie povere si concentra la Sud. Più attive sopra il Po le imprese innovatrici, mentre per quanto riguarda la struttura culturale prevale il centro Italia. Dati a vantaggio del Nordest anche per quanto riguarda i serrvizi sociali e il sistema sanitario. In questo campo il Sud e le Isole non raggiungono nemmeno la media nazionale.

Nel complesso l'indice della qualità dello sviluppo, utilizzando come base di confronto la media nazionale pari a 100, colloca il nordest al primo posto con 111 punti, seguito dal nordovest (107), dal centro (103), mentre il sud e le isole si fermano molto più in basso, a 87 punti. E mentre crisi economica, governo Monti e legge Fornero hanno affossato il Paese, Matteo Renzi fa finta di nulla. Difficilmente inserirà questi dati nella prossima slide.

15 ottobre 2017

Sì al referendum in Lombardia


Il M5S si è battuto per coinvolgere i cittadini su una possibilità prevista dalla Costituzione: permettere a Lombardia e Veneto di gestire “in casa” molte delle risorse che ora è lo Stato a decidere come spendere. Altro che Padania e le bugie che i governi leghisti hanno raccontato per vent’anni ai cittadini. Nell’attuale legislatura i Consigli Regionali delle due regioni hanno votato la nostra proposta e dato il via alla consultazione in programma il prossimo 22 ottobre, con le rispettive maggioranze leghiste costrette ad abbandonare definitivamente utopie indipendentiste totalmente incostituzionali come lo Satuto Speciale o la gestione del Residuo Fiscale, nonostante la Lega continui a usarle come leve elettorali per promuovere questo referendum. La soluzione del M5S è democratica, costituzionale e non toglie risorse alle altre regioni. Questo referendum affronta il tema del “Regionalismo differenziato”, trattato nell’articolo 116 della Costituzione italiana, ovvero la possibilità di gestire direttamente le risorse che lo Stato già spende in trasferimenti e servizi per le Regioni. Risorse legate a determinate materie che, in caso di esito referendario positivo, saranno oggetto di una trattativa tra Regioni e Stato. Parliamo di competenze molto importanti come il sostegno alle imprese, la ricerca e l’innovazione, l’ambiente, l’istruzione, la valorizzazione dei beni culturali, e il governo del territorio, che avvicinate verso il basso e verso i territori troverebbero maggiore efficacia. Dare voce ai cittadini è una prerogativa di questo Movimento, tanto più su un tema così importante, tanto più se in passato le stesse regioni hanno provato ad aprire una trattativa ricevendo solo porte in faccia anche dal Governo a guida PD che tentò, con la riforma costituzionale, affossata dagli italiani il 4 dicembre, di togliere alle regioni anche molte delle attuali competenze, per non parlare della “clausola di supremazia” che avrebbe permesso allo Stato di passare sopra qualsiasi decisione locale. Il M5S vuole salvaguardare le specificità e le esigenze di ogni territorio “nel quadro dell’unità nazionale”, esattamente come richiede questo referendum. Siamo un popolo unito, senza bandiere politiche ed ideologiche che fa valere e sentire la propria voce con un referendum consultivo, come successo in Gran Bretagna sul tema Brexit. Abbiamo sempre denunciato e combattuto lo spreco di risorse pubbliche anche degli enti locali, ma per il M5S la strada da percorrere non è l’accentramento, ma portare le risorse pubbliche il più vicino possibile ai cittadini. Da qui, da questa responsabilizzazione delle comunità, passa il miglioramento delle strutture pubbliche locali che in mano ai partiti si sono trasformate troppo spesso in mangiatoie. I soldi spesi per interpellare i cittadini non sono mai uno spreco, soprattutto davanti ai 360 milioni di euro bruciati da Stato e Regione Lombardia per sostenere la vuota BreBeMi, i 300 milioni della Regione Veneto per la Superstrada Pedemontana veneta con cui si colma un buco creato dai privati, o il miliardo di euro speso tra defiscalizzazione e garanzie pubbliche del fallimentare progetto della Pedemontana lombarda, o i miliardi bruciati nel Mose. Sono invece un’opportunità e un investimento futuro per permettere di rispondere al meglio alle esigenze dei cittadini. Movimento 5 Stelle Lombardia e Veneto

09 ottobre 2017

Samuel Sciarra "scuola on line di chitarra, lezioni gratuite" < Le 10 ritmiche essenziali per chitarra >





Benvenuto

Ciao, sono Samuel Sciarra - benvenuto sul mio sito. Qui troverai lezioni di chitarra gratuite, tutorial, corsi suddivisi per livelli ed argomenti e risposte alle domande più comuni durante l'apprendimento della chitarra. Il mio metodo prevede di insegnare la tecnica e la teoria attraverso le canzoni, facendoti suonare da subito. Ho sviluppato questo metodo in oltre 15 anni di insegnamento.

L'iscrizione al sito è completamente gratuita per quelli che non si possono permettere delle lezioni private o abbonamenti. Per coloro che possono chiedo gentilmente di supportarmi attraverso l'acquisto di prodotti o atrraverso delle donazioni per permettere al sito di rimanere attivo.



Le 10 ritmiche essenziali per chitarra



In questo corso imparerai le ritmiche strumming più importanti ed usate, quelle che ogni chitarrista deve sapere per essere autonomo sullo stumento.



La chitarra fingerstyle essenziale


In questo corso imparerai le principali tecniche della chitarra fingerstyle. Dalle basi alla completa indipendenza. Grazie a questo corso potyrai costruire facilmente il tuo repertorio.



Il chitarrista consapevole


Questo corso è dedicato al chitarrista moderno che già suona ma che vuole specializzarsi, approfondendo la teoria e la parte armonica fondamentale per ogni ogni bravo musicista. Inoltre anche la tecnica ha ruolo di grande rilievo.



Ukulele per chitarristi


Se già suoni la chitarra imparare l'ukulele grazie a questo corso ti risulterà facile e divertente, fai di questo strumento un compagno inseparabile da portare sempre con te.




Io suono la chitarra moderna ebook + mp3 (bambini-ragazzi)



“ Questo libro è frutto dell’esperienza didattica di oltre dieci anni. Nasce dall’esigenza di colmare un vuoto nella metodologia per bambini e ragazzi: quello relativo alla chitarra moderna. I metodi per chitarra moderna in commercio infatti sono esclusivamente rivolti ad allievi adulti, quelli dedicati ai bambini o ai ragazzi si occupano perlopiù di chitarra classica. Io suono la chitarra moderna è il primo metodo che introduce i bambini ed i ragazzi alla chitarra moderna. La metodologia utilizzata risulta essere di facile apprendimento pur fornendo allo stesso tempo le basi di tecnica e teoria indispensabili a chi approccia lo studio dello strumento.”

Visita il mio sito: samuelsciarra.it


Lezioni gratuite


Samuel Sciarra




01 ottobre 2017

Il senso della vita



Senso della vita

Questa è una voce tematica: trovi la fonte di ogni citazione nella voce dell'autore.

Il corso della vita (Adi Holzer, 1997)

Citazioni sullo scopo, il significato e il senso della vita.

A me risulta che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la si vince alzandosi dalla scacchiera e andando di là a preparare il pranzo per tutti. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile, necessario: ma non mi è mai venuto da pensare che potesse c'entrare davvero con il senso della vita. Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi, tutto il resto è una forma di lusso dell'animo, o di miseria, dipende dai casi. Peraltro, è anche possibile che mi sbagli. È giusto un pensiero istintivo – un certo modo di vedere il mondo. (Alessandro Baricco)Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso. (Fëdor Dostoevskij)Beato colui che ha trovato nella vita lo scopo della propria esistenza. (Inayat Khan)C'è un solo e unico scopo nella vita: testimoniare e comprendere per quanto possibile la complessità del mondo, la sua bellezza, i suoi misteri, i suoi interrogativi. Più si cerca di capire, più s'indaga, e più si apprezza la vita e ci si sente in pace col mondo. È questa la sostanza della vita. Tutto il resto si riduce a vacui passatempi. Se un'attività non si basa sull'amore o sulla conoscenza, non ha alcun valore. [...] Ci si può chiedere perché bisogna amare e imparare o perché sarebbe questo lo scopo della vita: voglio dire, come mai è stato deciso fare solo queste cose e con la massima dedizione? Una domanda stupida, non importa perché sia così. È così: lo scopo della vita è amare ed imparare. (Anne Rice)Chiedo l'assurdo: che la vita abbia un senso. (Dag Hammarskjöld)Ci tormentiamo l'anima per dare un senso alla vita, per individuare un traguardo. E alla fine lo troviamo nascosto dentro di noi, nella nostra comune esperienza dell'immaginario e della realtà. Un semplice, umano desiderio di trovare chi ci assomiglia per stabilire un legame, e per sentire nel profondo del cuore, che non siamo soli. (Heroes)Dare un significato alla vita può sortire follia, | ma la vita senza significato è la tortura | dell'irrequietezza e del desiderio vago – | è una nave che anela il mare eppure lo teme. (Edgar Lee Masters)Devo avere il coraggio di vivere la vita con la "carica di significato" che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale. (Etty Hillesum)E ho sognato che lo scopo, l'essenza della vita conosciuta, che passa, | consiste nel formare e determinare la nostra personalità per la vita ignota, che è eterna. (Walt Whitman)E un significato si cela in tutte le cose, o tutte le cose avrebbero ben poco valore, e il mondo stesso non sarebbe che un vuoto nulla, salvo che per venderlo a carrettate, come fanno delle colline nei pressi di Boston, per riempire qualche acquitrino della Via Lattea. (Herman Melville)Ecco il senso della vita: beh, non è niente di speciale... siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. (Monty Python - Il senso della vita)Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita. (Robert Louis Stevenson)Essere religiosi significa interrogarsi appassionatamente sul senso della nostra vita ed essere aperti alle risposte, anche se esse ci scuotono in profondità. (Paul Tillich)Essere un filo di un indumento più grande: forse è questo il senso ultimo del mio essere. Essere me stesso, senza confondere la mia specificità di filo diverso da ogni altro, e insieme, però, unirmi ad altri fili, perché un filo ha senso solo se si unisce ad altri fili, come una nota ha senso solo se si unisce ad altre note, come una lettera ha senso solo se si unisce ad altre lettere e così forma parole, e poi frasi, periodi, magari anche racconti, novelle, romanzi, poesie... Essere se stessi, ma anche legati agli altri: come la «a» rimane «a», ma se tra due «a» inserisco una «m» ho trovato la possibilità di dire come mia moglie mi pensa, e ho dato un senso a due «a» che altrimenti, da sole, non l'avrebbero avuto. (Vito Mancuso, Disputa su Dio e dintorni)Forse la coscienza, il senso della vita | sta in mezzo a mille notti o forse più. (Nomadi)Ho tentato di sperare, di battere al muro, di vedere ciò che poteva esserci dall'altra parte della parete, convinto che la vita ha un significato che ci sfugge. (Eugenio Montale)Il sacrificio è l'essenza della vita, la porta per capirne il significato. (Roberto Baggio)Il senso della vita, confuso ed umiliato, | si è perso oramai | tra i fili di un tessuto di riti e paure, | di rabbie e di preghiere. (Lucio Battisti)Il senso e lo scopo del mon­do e della vita umana, così come le questioni inerenti ai valori morali o religiosi, trascendono la scienza, eppure sono importanti; per la maggior parte di noi, sono impor­tanti almeno quanto la conoscenza scientifica di per se stessa. (Francisco J. Ayala)In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. (Umberto Veronesi)L'uomo è il risultato dell'evoluzione, durata milioni di anni [...]. Psicologicamente, credo che siamo il frutto di una quantità di dilemmi che per secoli abbiamo percepito e lasciato irrisolti. Innanzitutto la difficoltà a capire il senso della vita, cioè perché siamo su questa terra. (Umberto Veronesi)La chiarezza del significato della vita percepita su un letto di ospedale svanisce quando ritornano i molti obblighi quotidiani e ricominciano a dominare la vita. (Henri Nouwen)La domanda fondamentale è infatti: qual è lo scopo della vita? Diventare più umani o produrre di più? (Erich Fromm)La necessità di dare un senso alla nostra vita, ancor più se non credenti, diventa un imperativo sempre più urgente nel complesso tempo in cui viviamo. (Eugenio Finardi)La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento. (Martin Buber)La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana. (Primo Levi)La sventura è la nostra più grande maestra e la nostra migliore amica. È lei che c'insegna il senso della vita. (Anatole France)La vita è un collegamento con il futuro. Tutta la vita. Amandoci l'un l'altro, imparando l'uno dall'altro… è solo così che possiamo cambiare il mondo. Finalmente l'ho capito. Il vero significato della vita… (Metal Gear Solid)Lo scopo della tua vita è dare il meglio di te. (Richard Bach)Lo scopo nella vita non è eliminare l'infelicità, è mantenere l'infelicità al minimo. (Dr. House - Medical Division)Lo scopo della vita è di vivere in accordo con la natura. (Zenone di Cizio)Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci. (Henry Miller)Lo scopo di questa vita è di essere portati al più alto grado di noia della vita. (Søren Kierkegaard)Ma chi scorge nel godimento il senso e lo scopo della vita, sottopone sempre la sua vita a una condizione che, o sta al di fuori dell'individuo, o è nell'individuo ma in modo da non essere posta per opera dell'individuo stesso. (Søren Kierkegaard)Mangiare è uno dei quattro scopi della vita... Quali siano gli altri tre nessuno lo ha mai saputo. (proverbio cinese)Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente. (Jean Rostand)Non posso vivere se non faccio lavorare il cervello. Quale altro scopo c'è nella vita? (Sherlock Holmes)Pensare di poter sistemare e risolvere tutto è un errore. Il mistero della vita è che il male esiste, che le tensioni non possono essere soppresse e che noi ci siamo dentro; che si deve fare il possibile, senza lasciarsi dominare e senza mai ritenere di possedere la verità assoluta. Bisogna accettare la condizione umana, sapere che un certo dubitare non si oppone alla fede; sapere che il senso di contingenza è necessario alla nostra vita. Devo rendermi conto che sono una parte di questa realtà e che non spetta a me controllarla; scoprire il senso della vita nella gioia, nella sofferenza, nelle passioni; invece di lamentare la difficoltà del vivere, rimandando ad un giorno che non arriva mai il momento di godere profondamente di questa vita, trovare questo senso in ogni istante. (Raimon Panikkar)Pregare è pensare al senso della vita. (Ludwig Wittgenstein)Proprio per questo mio essere legato a tutte le idee o a nessuna, ho disimparato a prendere sul serio la vita. In fondo mi emoziona molto di più leggerla in un romanzo, dove c'è una concezione a sostenerla [...]. [...] Il nostro tempo si guarda bene dal prendere sul serio gli avvenimenti e le avventure di cui è pieno. (Robert Musil)Qual è il senso della vita, o della vita organica in generale? Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha senso porla? Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita. (Albert Einstein)Quando ti guardavo, la mia vita aveva senso. Anche le cose brutte avevano senso, perché erano necessarie a renderti possibile. (Jonathan Safran Foer)Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l'opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto, di cui è fatto il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio! [...] Quasi tutti gli uomini sono dei narratori… a loro piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all'impressione che la vita abbia un corso si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos. (Robert Musil)Questo è il vero senso della vita, non misurare mai se hai più degli altri ma preoccupati solo e sempre di dare quello che gli altri hanno bisogno da te. (Sette punti neri)Questo scontento, quest'uggia, e il mare stesso che stremato si getta per le rive come un naufrago: ogni vita è naufragio se non ne afferriamo il senso. (Fabio Tombari)Si può seguire coerentemente uno scopo per tutta una vita, se quello si sposta di continuo. (Stanisław Jerzy Lec)Solo amando, non mi domando il perché della vita. (Aldo Capitini)Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare. (Charles Bukowski)Tutta la mia vita [...] ha un indubitabile senso di bene, che ho il potere di immettere in essa! (Lev Tolstoj, Anna Karenina)Viviamo tutti, ma non sappiamo perché e a che scopo; viviamo tutti coll'intento di diventare felici, viviamo tutti in modo diverso eppure uguale. (Anna Frank)Voglio capire chi sono, dare un significato a tutto quello che faccio. Se vivo ci sarà pure una ragione, ma... ho paura che non mi basterà più, quando la scoprirò. E intanto me ne vado in giro a cercare, e anche quando la terra dorme io continuo a chiedermi perché vivo. (Keoma)Romano BattagliaModificaAnche se ciò che puoi fare è soltanto una piccola goccia nel mare, può darsi che sia proprio quella a dare significato alla tua esistenza.Cercare di dare un senso alla nostra esistenza può esasperare il nostro animo, ma una vita priva di questo significato rappresenta la tortura del desiderio e dell'inquietudine.Il significato della vita è ovunque lo cerchiamo. Sotto un cielo di stelle, tra i pini del bosco, in un volo di uccelli.Emil CioranModificaDi certo la vita non ha alcun senso. Ma questo non ha la minima importanza quando si è giovani. Ben diverso è quando si ha una certa età. Allora si comincia a preoccuparsene. L'inquietudine diventa problema, e i vecchi, che non hanno più niente da fare, cercano di risolverlo, senza averne il tempo o le capacità. Il che spiega perché non si ammazzino in massa, come dovrebbero fare se fossero appena un po' meno assorbiti da questo pensiero.Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che cercano il senso della vita senza trovarlo e quelli che l'hanno trovato senza cercarlo.Ha un senso la vita? Quando si assiste al funerale di qualcuno non si può dire che morire sia stato il senso di quella vita. E non esiste obiettivo in sé. Il grande motore è l'illusione dell'obiettivo. Solo che chi ne ha uno non sa che è una pura illusione. E la conoscenza consiste nel sapere che lo è, tutto il resto è vita (non necessariamente con la V maiuscola)…Il fatto che la vita non abbia alcun senso è una ragione di vivere – la sola, del resto.La vita, non appena si sia ossessionati dal significato che può avere, si disgrega, si sgretola: e questo getta luce su quello che essa è, su quello che vale, sulla sua sostanza gracile e improbabile.Lev TolstojModificaIo ho risolto per me stesso il problema del senso della vita, dicendomi che consiste nell'accrescere l'amore in se stessi e nel mondo.Lo scopo della vita dell'uomo è l'impiego di tutte le possibili facoltà per lo sviluppo multilaterale di tutto l'essere.Lo scopo della vita, la sua vocazione è la gioia.Non fate spegnere quella luce, ma vegliatela come cosa preziosa e lasciatela dilatare. In questo espandersi della luce risiede l'unico grande gioioso senso della vita di ogni uomo.Ogni tentativo di dare un significato qualunque alla vita, se la vita non è basata sulla rinuncia dell'egoismo, se non ha per iscopo il servir gli uomini, diventa una chimera che vola a brandelli al primo contatto con la ragione.Oscar WildeModificaAh! non avevi scopi nella tua vita, tu, avevi solo appetiti. Uno scopo è un fine intellettuale.Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta.L'emozione per amore dell'azione è lo scopo della vita.Lo scopo della vita è l'autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere.

Redazione: Enzo

La felicità

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Ma allora perché la felicità sembra tanto rara?

Nonostante il cervello sia sempre pronto a generare felicità, nell'esperienza di molte persone sono soprattutto gli stati d'animo negativi ad avere la meglio: molto spesso ci facciamo invadere dai brutti pensieri, da preoccupazioni e ansie che mettono le radici e "infestano", come erbacce, la nostra mente. Se vogliamo sfruttare appieno il potenziale di felicità che il nostro cervello secerne, occorre aiutarlo con l'atteggiamento giusto.

Le convinzioni sbagliate che ostacolano la felicità

«La felicità dipende dall'esterno». Così la cerchi dove non c'è 
È un po' l'errore numero uno, che li riassume tutti. Spesso si guarda con diffidenza alle persone che pur avendo davvero poco, si dicono felici. Si pensa che siano ingenue, di poche pretese... In realtà siamo noi ad esserlo quando ci facciamo convincere dall'idea che non si può essere felici quando si è soli, o con pochi mezzi, senza una bella casa, un lavoro gratificante... Sono le condizioni che poniamo alla felicità a renderci insoddisfatti: siamo sempre alla ricerca di qualcosa, della speranza che si realizzi un progetto, che si presenti un evento appagante che possa finalmente farci sentire felici. 

«La felicità è rara, eccezionale». In questo modo ignori tutti i piccoli momenti felici
Quanti sono i momenti davvero felici nella vita? L'opinione comune è che si contino sulle dita di una mano e corrispondano a eventi eccezionali: il matrimonio, il primo amore, la laurea, la firma di un buon contratto, una vacanza memorabile, la nascita di un figlio... E nella vita di tutti i giorni? Non ce ne accorgiamo più, assuefatti come siamo alla routine e alle abitudini. Invece la vita è cosparsa di istanti felici, basta non soffocarli con i pensieri rivolti ossessivamente al passato.

«Bisogna meritarsela». La trasformi in qualcosa che arriva solo lottando 
In fondo siamo convinti che, come tutti i premi, dobbiamo meritarsela. Per esserne degni dobbiamo sottoporci a un duro lavoro, a un grande impegno, a rinunce e sacrifici. Occorre migliorare se stessi, smussare difetti e limiti, raggiungere obiettivi professionali. Bisogna sforzarsi, lottare con noi stessi e col mondo, ottenere successi. Ma così, se per caso ne raggiungiamo un pezzetto, subito andiamo in ansia perché la sentiamo minacciata e finiamo per non godercela nemmeno. È una via sbagliata: gioia e dolore sono stati interiori che convivono nel cervello in ogni istante, perché sono prodotti dal cervello, non dal mondo esterno. Non c'è da fare alcuno sforzo pratico o morale, non c'è da meritarsi la felicità: c'è da lasciarle spazio dentro di noi.

«La felicità è un ideale». Se diventa un'utopia non la raggiungi più
Se pensiamo che la felicitàsia il frutto di condizioni ideali, se pensiamo cioè che saremo felici solo quando avremo realizzato quel tal obiettivo, o avremo raggiunto quella determinata meta personale, stiamo rimandando la felicità a un futuro utopico che potrebbe non arrivare mai. Non esiste da nessuna parte un mondo perfetto senza conflitti, problemi, difficoltà; in cui ogni nostro bisogno e desiderio viene appagato. Si tratta di un mondo talmente ideale, da essere inesistente. Ma se la felicità diventa un'utopia, l'infelicità diventa la norma, che si sopporta magari in vista di un fine superiore. Non bisogna mai opporre la realtà di oggi ai sogni di domani: la realtà deve essere il nostro sogno, oggi, qui. Tutto quello che ci serve per essere felici è già a nostra disposizione, non c'è da cercare altro.

Redazione: Enzo

“Nuovo assalto alle pensioni”

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Franco Bechis: “Nuovo assalto alle pensioni”

Sulle pensioni rischiamo un’altra Fornero. Ma i Vitalizi se li tengono stretti

Il governo ammette che le previsioni di lungo periodo sul sistema previdenziale sono troppo ottimistiche. L’Unione Europea non vede l’ora di chiederci altri sacrifici allungando ancora l’età per lasciare il lavoro

(Franco Bechis – libero quotidiano) – C’è una doccia fredda nella nota di aggiornamento del Def appena depositata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per i futuri pensionati italiani: a davvero pochi anni dalla approvazione della contestatissima legge Fornero che ha innalzato l’età pensionabile, le simulazioni sui costi della previdenza nei prossimi anni indicano ancora una volta una spesa fuori controllo.

E siccome quel documento con le sue considerazioni tecniche sarà letto dagli uffici della commissione europea, bisogna attendersi nel breve-medio tempo nuovamente da parte della Ue una pistola puntata alle tempie dell’Italia perché vari un’altra legge Fornero.

Padoan evidenzia bene il tema: «Nuove proiezioni delle tendenze del sistema pensionistico, basate su un imminente aggiornamento degli scenari demografici ed economici a livello europeo, evidenziano rischi di salita della spesa pensionistica nei prossimi due decenni». Le tabelle e le note tecniche che accompagnano il Def indicano che rispetto alle previsionii conti sono sbagliati sia pure non di molto già nel 2020, per poi raggiungere i picchi di scostamento intorno al 2035.

Il ministro dell’Economia riconosce che il problema c’è: «Il governo», scrive, «ritiene che tali proiezioni rappresentino uno scenario avverso a fronte di quello sinora adottato». Padoan scopre l’acqua calda: bisogna «conseguire tassi di crescita del Pil più elevati rispetto a quelli registrati negli ultimi anni e promuovere un aumento dei tassi di attività e una risalita del tasso di fecondità.

L’Italia ha bisogno di un’economia più dinamica, di una finanza pubblica che possa assorbire il futuro impatto del pensionamento dei baby boomers e di politiche di sostegno all’occupazione giovanile e alla famiglia».

A Bruxelles sanno che se la spesa pensionistica salirà più del dovuto ma anche il Pil farà altrettanto, il problema non ci sarà. Ma sanno anche che l’ottimismo di Padoan ha basi fragili: il Pil italiano in tutta Europa cresce appena più di quello greco, e meno di quello di tutti gli altri 26 paesi.

A fare saltare in aria la spesa pensionistica italiana sono le nuove curve demografiche dell’Istat. In un’analisi sul Def il servizio Bilancio del Senato spiega così la situazione: «Lo scenario definito reca significative modifiche in peius delle determinanti di tali spese per l’Italia.

Tutti i parametri demografici sono stati rideterminati in senso peggiorativo rispetto alle precedenti previsioni del 2013. In particolare:

1) il tasso di fecondità parte da un livello più basso;

2) la speranza di vita di uomini e donne parte da un livello più elevato;

3) il flusso migratorio netto risulta fortemente ridimensionato (in misura di poco inferiore al 50% per i primi 25 anni considerati, rispetto al precedente scenario).

Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nelle precedenti previsioni (quindi dovrebbe attestarsi intorno ai 46 milioni) e l’indice di dipendenza degli anziani aumentare di oltre 8 punti percentuali.

Ne deriva una notevole riduzione delle proiezioni di crescita di lungo termine, il cui potenziale passerebbe da un livello medio annuo di circa l’1,4% ad un livello di circa lo 0,7%».

Secondo Padoan i conti della previdenza sono sballati perché abbiamo meno immigrati di quelli immaginati. Detta così non è la verità. I conti peggiorano perché la curva demografica diminuisce, l’occupazione scende e in questo quadro l’Italia ha un saldo netto dell’immigrazione più basso delle previsioni.

Ma è un saldo particolare, e viene dal numero degli stranieriche le imprese italiane chiamano qui per farli lavorare da cui sottrarre il numero degli italiani che per trovare un lavoro debbono andare a vivere all’estero, versando lì tasse e contributi.

Sono arrivati meno immigrati in Italia rispetto a quelli previsti? No, ne sono arrivati di più. Ma sono classificati come profughi o rifugiati di varia natura: restano in questa condizione per un periodo molto lungo, non lavorano e non servono a pagare le pensioni degli italiani.

30 settembre 2017

I “Privilegi” Di Un Perfetto Cittadino Schiavo Del Sistema

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6I “Privilegi” Di Un Perfetto Cittadino Schiavo Del Sistema

Non sono pochi i “privilegi” per il cittadino schiavo del sistema, un sistema che si auto-alimenta proprio attraverso lo stile perfetto, impeccabile, di chi non si rende conto di essere la causa dei problemi che lo affliggono. Uno schiavo che ha deciso “volontariamente” di vivere in prigionia, in una prigione senza muri e senza sbarre, per diventare “socialmente utile”, perché in fondo è giusto così, il cambiamento è sempre troppo faticoso e impegnativo , soprattutto in proporzione all’incertezza che comporta. Così il Sistema concede dei “privilegi” al cittadino schiavo che si è adattato alla perfezione nei meccanismi del Sistema, perché è diventato un ingranaggio che a sua volta fa girare altri ingranaggi: tutto gira alla perfezione, nessuno sembra accorgersi di niente. Il cittadino schiavo del Sistema ha la possibilità di avere un appartamentino in centro, per il quale naturalmente dovrà accendere un mutuo che lo costringerà ad essere prigioniero del sistema per tutta la vita, come un ergastolano. Dentro questa abitazione potrà accumulare merci e beni materiali che, secondo i messaggi pubblicitari onnipresenti, dovrebbero garantirgli la felicità perfetta. Purtroppo lo schiavo non sa che più accumuli merce e più la possibilità di essere felici si allontana (ma questo non glielo dice nessuno!).

Il cittadino schiavo del Sistema ha la possibilità di fare la spesa nei grandi centri commerciali, dove può trovare di tutto e di più, e per usufruire di questo “privilegio” gli è bastato concedere la sovranità alimentare alle multinazionali, sono loro infatti che decidono cosa lo schiavo deve mangiare e cosa egli possa chiamare “cibo”, non importa se qualcuno dice che siano prodotti chimici e tossici. Lo schiavo si accontenta di poco, ed è talmente felice dei tanti privilegi che il Sistema gli concede che ha deciso si sua spontanea volontà di essere servo di un padrone per otto/dieci ore la giorno, per sei giorni la settimana. Voi non lo premiereste un cittadino così perfetto? Uno schiavo che rinuncia alla ribellione e conduce la sua vita pietosa senza fiatare, anzi ne è felice, così potrà comprarsi la macchinina oltre alla casetta… naturalmente a rate! E per guadagnare ancora più soldi ha deciso di vivere costantemente sotto stress fra tasse, fatture e scadenze. Naturalmente soldi che gli serviranno anche per ricomprarsi la salute persa. In compenso però gli vengono concessi venti giorni all’anno di misera e meritata vacanza.

L’invenzione della “crisi” è una manna dal cielo per il cittadino schiavo del Sistema, anche se un po’ lo spaventa, ma lo fa sentire tutelato e privilegiato, come farebbe senza la tortura del lavoro? La sua vita è tutta “organizzata” dal sistema, non deve preoccuparsi di nulla, le abitudini regnano sovrane nella sua vita, nulla accade “per caso”, tutto è monitorato, tutto è filmato e niente può cambiare. Ogni attimo della sua vita è stato sequestrato. È uno schiavo a tempo pieno! Uno schiavo che ha deciso di essere prigioniero della propria stessa immagine, per questo ci tiene alla sua apparenza giovane e impeccabile, spalmandosi addosso cremine cancerogene, iniettandosi del botox e rilassandosi sul lettino solare manco stesse alle Hawaii. Lo schiavo indossa sempre vestiti alla moda, e cerca di imitare quelle celebrità che tanto invidia e applaude quando guarda la Tv o va allo stadio. Non gliene importa nulla se le sue scarpe nuove sono state prodotte da schiavi minorenni, perché lo schiavo come ho già detto, è un ingranaggio che fa girare altri ingranaggi, altri schiavi. Quello che conta è la sua immagine nelle sue scalate sociali, anche a costo di lasciarsi sfuggire la sua vita, che è unica e irripetibile!! Cari schiavi, ma ve li siete fatti bene i conti? 

“Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta..
Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso:
“Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, ho solo questa e loro mi fanno andare a lavorare sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno, per fare cosa?! Come si fa in un giorno a costruire la vita?!” 

Redazione: ENZO

28 settembre 2017

Scuole paritarie, quante sono e quanto ci costano?

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Ma quante sono e soprattutto quanto costano le scuole paritarie? Gli istituti sono frequentati da circa un milione di studenti in oltre 13 mila scuole in tutta Italia (praticamente il 10%); tra queste sono cattoliche il 63%. Sono soprattutto i più piccoli a frequentare una scuola non statale: sono infatti quasi 10mila gli asili, il 71% della complessiva galassia delle paritarie.

Le scuole paritarie vengono così definite perchè non sono amministrate dallo Stato e hanno una libertà di scelta su materie e insegnanti. In Italia, secondo la legge n° 62 del 2000, le scuole paritarie vanno considerate sullo stesso piano delle scuole pubbliche.

Non sono, però, solo istituti religiosi, anche se il nome spesso inganna: in centinaia di casi l'istituto scolastico, fondata da un ordine religioso, viene nel tempo rilevata da cooperative e fondazioni laiche, spesso formate da genitori o professori.

Oltre alle scuole paritarie, in Italia, giova ricordare, ci sono anche gli istituti privati (sono 700) che non hanno questo riconoscimento e che dunque non possono rilasciare attestati o diplomi validi. L'unica via per gli alunni che frequentano queste scuole è quella di presentarsi agli esami pubblici da 'privatisti'. E tutte devono pagare le tasse sugli immobili.

La scuola paritaria è invece inserita a tutti gli effetti nel sistema nazionale di istruzione e garantisce l'equiparazione dei diritti e dei doveri degli studenti, le medesime modalità di svolgimento degli esami di Stato, l'assolvimento dell'obbligo di istruzione, l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale. In altri termini le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico.

Nel dettaglio, le scuole paritarie attive nel territorio nazionale nell'anno scolastico 2013/2014 erano 13.625, il 71,8%dell'infanzia, l'11% della primaria, il 5% della secondaria di primo grado, il 12,3% della secondaria di secondo grado. 

Mentre per i primi cicli di istruzione (asili, elementari e medie) c'è una netta prevalenza di istituti che fanno riferimento a ordini religiosi cattolici, dai Gesuiti alle Orsoline, per fare alcuni esempi, per la scuola secondaria di secondo grado, quelle che comunemente si chiamano le 'superiori', il rapporto si ribalta.

Su 1.710 istituti, 656 sono cattolici e 1.054 rispondono genericamente alla classificazione 'altre scuole'. E dunque gli istituti laici in questa fascia di istruzione superano il 60% del totale.

I DIPENDENTI E LE TASSE DA PAGARE

Quanti sono i dipendenti?Secondo quanto scrive il 'Corriere della Sera' sono tra i 70 mila e i 100 mila i dipendenti diretti, tra professori e personale Ata. Tutti in regola e senza agevolazioni. Pertanto si pagano i contributi: l’Inps al 33% e l’Irap al 4,25% sul costo del lavoro. Le paritarie pagano anche Tares, Iva, che varia dal 4 al 20%, su tutti gli acquisti, mentre l’Irpef viene pagata a scaglioni, oltre ad addizionali regionali. Per la Tasi è prevista l’esenzione totale per le scuole pari­ta­rie che chie­dono una retta annuale non supe­riore a 5.739 euro (scuole per l’infanzia), 6.634 euro (pri­ma­rie), 6.836 euro (medie) e 6.914 euro (supe­riori).

Cosa differenzia gli istituti paritari da quelli statali per quanto riguarda i docenti?L'unica differenza risiede nel fatto che non ci sono vincoli concorsuali per l’assorbimento degli insegnanti. Infatti i 30 mila docenti inseriti nelle graduatorie sono gli stessi inseriti nelle graduatorie che con il piano assunzioni previsto dalla legge n.107 svuoteranno le aule delle paritarie per affollare quelle delle statali.



LO STATO PER LE PARITARIE

E cosa fa lo Stato per gli istituti paritari? Nella riforma della scuola appena approvata è stato introdotto l’introduzione di uno sgravio fiscale per le famiglie che mandano i propri figli alle paritarie. Nel dettaglio si tratta del comma 151 e si tratta di una detrazione Irpef per un importo annuo non superiore a 400 euro per studente, per le spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonchè delle scuole paritarie e statali del secondo ciclo di istruzione 

Il contributo che le paritarie ricevono dallo Stato ammonta a 471 milioni all’anno: una cifra vicina ai 550 fino al 2008. Per ogni studente delle paritarie, lo Stato spende dai 600 euro(per i bambini delle scuole dell’infanzia) ai 50 (per gli studenti delle superiori). E sono previsti aiuti anche dalle singole regioni come Lombardia e Veneto (con la stipula di alcune convenzioni).

Secondo la Cei (e anche secondo il ministro Giannini) lo Stato, a fronte di quasi 500 milioni di contributi, ne risparmia 6 miliardi. Il costo medio di uno studente per lo Stato, in base agli ultimi dati del ministero dell'Economia (2014) è di 6.800 euroannui, a fronte di 500 euro per la scuola paritaria. Vero, ma questo è possibile grazie e soprattutto alle famiglie che pagano un servizio con le rette annuali. Il costo per studente arriverebbe, comunque, a 2-3mila euro annui sempre meno di quello previsto per le scuole statali.

E se chiudessero le scuole paritarie, soprattutto le materne, quanto costerebbe ai Comuni? Circa 150 milioni. Una cifra elevata per le casse dissestate degli enti locali. 

NUMERO DI SCUOLE PARITARIE IN ITALIA

FONDI DESTINATI ALLE SCUOLE

Redazione: Enzo

Lettere al Vescovo

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Dopo anni di sofferenza interiore ho deciso di pubblicare alcune lettere anonime sul mio conto spedite al Vescovo di Cosenza S. E. Mons. Giuseppe Agostino appena giunto in Diocesi.

Pensavo che il fenomeno delle lettere anonime fosse scomparso del tutto, invece, ho dovuto costatare, che a Parenti c’è ancora qualche impostore che si diletta a mettere in cattiva luce le persone raccontando il falso e vendicarsi così di presunte ingiustizie subite.

Questa cosa è di estrema gravità, non tanto per il contenuto delle lettere, quanto per il metodo usato dal vigliacco che ha effettuato questo gesto con lo scopo d’ infangare la limpida attività pastorale.

Non sarà certamente il gesto di qualche traditore che con i suoi metodi meschini pretenderà di annebbiare la trasparenza dell’ attività pastorale.

Sono grato e riconoscente a S. E. Mons. Giuseppe Agostino che ha saputo sorvolare sull’accaduto, scrivendomi parole di incoraggiamento. Ma ci sono voluti anni per riconquistare la totale stima e fiducia di un superiore appena arrivato in Diocesi.

Fra qualche giorno un nuovo Vescovo prenderà possesso della nostra Diocesi e sono convinto che lo sciacallo continuerà nella sua opera demolitrice. Per il bene della comunità informerò, quanto prima, il nuovo Vescovo S. Eccellenza Salvatore Nunnari della presenza in Parrocchia di una persona così vile.

I miei paesani che leggeranno queste lettere sapranno certamente distinguere il vero dal falso, apprezzare quel poco di bene che sono riuscito a fare in 38 anni e perdonarmi per quello che non sono stato in grado di fare.

DON MARIO VIZZA

Rendo pubblica la lettera così come è stata spedita al Vescovo.

Gli errori non sono voluti.Sono frutto di ignoranza e presunzione.

Parenti 22.08.1999

Eccellenza Mons. Giuseppe D’Agostino siamo una parte della popolazione di Parenti che vorrebbe farle sapere tutte la magagne che il nostro prete Don Mario Vizza combina.

Ormai il nostro prete da parecchio tempo è stufo di fare il prete ma bensì doveva fare l’agente di viaggio,che questo era il suo mestiere,non si capisce come mai tutte le gite che ci sono in giro ce sempre il nostro prete lasciando la popolazione senza messa per parecchi giorni l’anno.

Noi ci rivolgiamo a voi Monsignore D’Agostino per richiamare a l’ordine il nostro Don Mario a fare il prete e non andando per il mondo in gite di piacere,perché questo succede da tanto tempo e per tanti giorni l’anno,e un prete attaccato al denaro come fosse nessunaltro.

Ogni anno il sabato del Carmine il primo sabato dopo il 16 luglio ed il terzo sabato di settembre ha lusanza di portare in giro per la Sila una processione al sol scopo di raccogliere soldi ed metterseli in tasca.Quando si fanno queste processioni si caricano le statue su un cassone di un camion si legano per non farle cadere e si comincia a girare tutti i villaggi della Sila andando anche in altre provincie (Catanzaro) facendo un giro di 130 Km dando vita ad uno schifo dove la gente ha perso la fede vedendo con quale zelo il prete e attaccato al soldo.

Questa e una bruttezza che bisogna abbolire che di religioso non c’è niente ( solo fare riempire le tasche di soldi al prete).

Poi Eccellenza Mons.D’Agostino vorremmo farle sapere che nella nostra parrocchia i giovani non frequentano più perché il nostro prete non fa niente per cercar di avvicinarli ma bensì soffre di simpatia e un prete fasullo che tutto avrebbe potuto fare all’infuori del prete dove occorrono principe sani che il prete ( don Mario Vizza ha perso da parecchio tempo).

Per non raccontarle nelle ultime elezione comunali cosa ha combinato(armato di telecamera si e messo in testa alla lista vincente e schierandosi in modo spacciato e spregevole dividendo la popolazione in due fazioni con questo atto a completato l’opera dove la gente lo condanna per il doppio gioco e per le due faccie che adopera.Noi vorremmo un prete al di sopradi partiti politici,noi vorremmo un prete che non fa le creste sul denaro che la gente raccoglie e lui spende,noi vorremmo un prete che il nostro dopo trentenni si e appiattito e che a lui la messa che celebra e una rutine che deve fare che sarà sempre più solo se non cambia volto ed invece di fare il turista,ho l’agente di viaggio torna a fare il prete con la P maiuscola.

Vorremmo che lei richiamasse all’ordine a fare il prete e non a dividere la popolazione.

Quelli che anno scritto questa lettera sono que 758 anime che il prete a diviso.

Caro Don Mario,

…stai sereno.Ti sento fraternamente vicino.

L’unico mio desiderio che ti esprimo è che continui a lavorare con un piano illuminato e sostenuto da tanta generosità. Tra l’altro capisco bene i pettegolezzi paesani.Per quanto sta a te,vigila per essere sempre nella chiarezza di Dio e nella pace della Chiesa.

Con animo benedicente. 

Giuseppe Agostino

SECONDA LETTERA ANONIMA.

Anche questa lettera viene trascritta così come è stata spedita al Vescovo.

Egregio Monsignore Giuseppe Agostino

Siamo dei cittadini Parentesi e quindi molto attaccati al nostro paesello,per tutto quello che ci lega,amici e tradizioni.

Però ogni volta che si va al paesello natio ce ne torniamo a Cosenza sempre più dispiaciuti e amareggiati.

Nel l’ultima settimana di giugno a Parenti ci sono state l’elezione comunali ( 26/237 Giugno,e mi sono meravigliato con quanta superficialità il prete di parenti a concesso la balaustra ad una parte politica lui vicino per fare dei comizi elettorali dal sagrato della chiesa,e persino glia aperto pure le porte.

Ora noi vorremmo un prete obbiettivo che non faccia differenza ne durante i matrimoni ne durante i funerali,perché è un prete che soffre di antipatie e simpatie,vorremmo un prete che quando c’è una processione non cammina con la macchina fotografica o telecamera ma bensì rispettasse quel po di sacro che la gente ancora crede.

Bisogna dire a questo Don Abbondio di essere più prete e non essere attaccato al soldo che in qualsiasi gita che organizza fa la cresta sulle quote da far pagare così e stata nell’ultima gita di piacere che l’anno scorso è stata fatta nei paesi scandinavi dove il sesso te lo portano sotto il naso.

Nell’ultima processione della festa Patronale la processione e rientrata alle ore 21,10 di sera che non si vedeva più. Saremo grati se la vostra personalità richiamasse questo signore al suo dovere di prete,perché se non se la sente se ne vada pure,va ad aprirsi una agenzia di viaggi che questo è il lavoro che deve fare.

Fare il prete non è un qualsiasi lavoro,la gente bisogna portarla in chiesa non farla fuggire,perché parla di un modo ma ruzzola di un altro.

Spero che una tiratina di orecchie bisogna fagliela,bisogna che faccia più il prete e non andare dietro le sottane delle donne.

Un gruppo di cittadini parentesi delusi e amareggiati.

Caro Don Mario,

Sto facendo un po’ di riposo ad Aprigliano. Ho ricevuto la lettera allegata che t’interessa.Per la verità non è la prima volta. Ho il dovere di tutelare e difendere i miei preti. Forse avrei dovuto esserti più vicino…

Stai sereno ma,sempre,nella chiarezza di Cristo.Tu sai che come preti siamo osservati e ,talvolta,contraddetti.

Coraggio,andiamo avanti nell’umiltà e nella verità.

Iddio ti benedica. 

Giuseppe Agostino

RISPOSTE ALLE LETTERE ANONIME

Caro don Mario,

vorrei trovare le parole per poterti dare un po' di sollievo, ma è molto difficile cercare quelle giuste,

per esprimere tutto lo sdegno che provo di fronte alla vigliaccata di cui sei stato oggetto.

Sappi, tuttavia, se può esserti di conforto, che chi si nasconde dietro l'anonimato, in genere è un codardo che merita solo di essere ignorato. Perciò sorridi, caro don Mario, mostra a tutti la tua

serenità e con l'aiuto della Provvidenza, potrai continuare tranquillo e fiducioso nel tuo pastorale cammino

Ti sono molto vicino.

Celestino Pascuzzo

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Caro Don Mario,

solo oggi siamo venute a conoscenza delle lettere inviate a Mons. Giuseppe Agostino sul vostro conto. Leggendole non abbiamo potuto fare a meno di rispondere a quelle idiozie,non solo per la profonda stima e l’affetto che ci lega a voi,ma anche perché non ci sentiamo di far parte di “quei758 anime che il prete ha diviso “. E si, perché chi ha scritto,non facendo nomi ha lasciato intendere che fra quei 758 può essere incluso qualsiasi cittadino parentese,e tanti potrebbero sentirsi offesi,mentre siamo pronte a giurare che costui ha parlato in nome di tanti solo per nascondere la proprio vigliaccheria….758 persone si sarebbero ribellate,una no ! Non condividiamo nulla di ciò che sta scritto in quelle lettere, e non per il rapporto che ci lega ma perché oggettivamente pensiamo che siano un cumulo di stupidità scritte da chi ha voluto vendicarsi per avere subito un torto personale,o per meglio dire da chi per anni ha tratto profitto ed ha approfittato della vostra bontà. Chi riesce facilmente a puntare il dito è certamente gente ignorante, ma soprattutto gente che pensa che il prete sia una persona al di sopra di tutte,che non provi sentimenti o altro. Noi crediamo invece che siete prima di tutto un essere umano,con i vostri pregi ei vostri difetti,e se qualche volta avete sbagliato crediamo sia normale,visto che sbagliare è umano. Uno dei vostri pregi ( fra i tanti che avete ) è quello di non essere ipocrita,di dire ciò che pensate,ma purtroppo tante volte per questo venite giudicato e condannato… chi vi conosce bene come noi sa che quanto avete fatto non è mai stato fatto a fini personali,ma sempre per la popolazione di Parenti,ma evidentemente neanche questo è stato capito. Siete una persona speciale,e come noi tanta altra gente è pronta ad affermarlo a viso aperto,e non nascondendosi dietro una lettera anonima come solo un vigliacco cosciente delle imbecillità scritte poteva fare. Noi siamo tra quelli che sono in grado di distinguere il vero dal falso,e apprezzare quello che avete fatto nei vostri 38 anni di carriera. Avete tutta la nostra stima,e sappiate che ora come sempre vi siamo vicine.

Non date ascolto e non lasciatevi ferire da queste meschinerie, perché contro i pochi che cercano di ferirvi ce ne sono tanti che vi amano e hanno fiducia in voi.

Vi vogliamo bene. Isolina,Ilaria e Silvia.

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Alla nostra guida spirituale, Don Mario Vizza.

Presa visione delle oltraggiose lettere anonime,riguardanti la nostra guida spirituale,inviate all’allora Vescovo Mons. Giuseppe Agostino,sentiamo il bisogno di contestarle in toto e,soprattutto,di esprimere i sensi della nostra immutata stima. Nelle stesse missive cogliamo un tangibile segno di ingratitudine ( si dimentica il bene fatto all’intera comunità ) e ci uniamo al dolore del nostro parroco,per l’ingiusta sofferenza inflittagli ( guarda caso in questa settimana di passione ). Caro Don Mario, permetteteci di suggerirvi ( se mai ce ne fosse bisogno) di non ritenervi offeso dalle parole di chi”non sa ciò che fa “anzi forse proprio questo è un ulteriore segno che Cristo vi ha riscelto per portare il suo esempio,oltre al suo Verbo. Accogliete le nostre umili e semplici parole con le quali vogliamo confermarvi la nostra stima in un momento così delicato. Anche noi,come tutta la comunità parentese e non ,abbiamo sempre ricevuto i vostri illuminati consigli,il vostro conforto. Dimentichiamo insieme il veleno che si annida e si nasconde sempre anche nelle opere buone,come sono state sempre le vostre.

Con immensa stima.

Jole Coscarelli,

Renata Perri,

Pina Coscarelli,

Stefano Zumpano

Angelo Perri

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Caro Don Mario,

era da parecchio tempo che ti volevo mandare un'e-mail per ringraziarti dell'Onore che mi hai dato celebrando il mio matrimonio a Cosenza; alcuni tuoi concittadini quando ho comunicato la notizia che a sposarmi saresti stato tu, hanno storto il naso perchè, secondo loro, non era possibile che tu saresti venuto a sposarmi (INVIDIA?!?), io invece ne ero certa perchè sò che persona sei.

Tutti sono rimasti senza parole sentendo la tua "predica" il giorno del mio matrimonio, parole semplici ma piene di ricchezza, sei riuscito a farmi commuovere...a distanza di quasi 3 mesi ancora mi viene detto"Certo che quel prete è uno in gamba...",io non ho mai avuto dubbi in proposito altrimenti non ti avrei voluto come celebrante del giorno più bello e importante della mia vita!

Don Mario, devi farmi il piacere di pubblicare questa mia e-mail perchè voglio cogliere l'occasione per dire qualcosa a riguardo delle lettere anonime che gente senza cervello e povere di animo hanno scritto: mi astengo sulla politica perchè non è un argomento che mi riguarda ma voglio spendere due parole sul fatto che organizzi sempre viaggi:FAI BENE A FARLO PERCHE' MOVIMETI UN PO' LA VITA DI UN PAESE IN CUI TRANNE IN ESTATE NON C'E' NULLA(come in tutti i piccoli centri montani), FAI PASSARE GIORNATE ALLEGRE AGLI ANZIANI CHE ALTRIMENTI NON ANDREBBERO DA NESSUNA PARTE,SEI UN PRETE COME POCHI, CON UNA GRANDE INVENTIVA E SPIRITO DI INIZIATIVA, SEI INTRAPRENDENTE E DOVREBBERO AMMIRARTI INVECE DI GIUDICARTI.

Per quanto riguarda il fatto che "SEI ATTACCATO AL SOLDO", io sono la testimonianza di come questo non sia vero e ti prego di riportare ogni parola di quello che scrivo:

EGREGGI SIGNORI,

QUELLO CHE VOI DEFINITE UN UOMO ATTACCATO AI SOLDI QUANDO SONO ANDATA PER FARGLI UN'OFFERTA PER LA CHIESA, DOPO LA CELEBRAZIONE DEL MIO MATRIMONIO, NON HA VOLUTO UN CENTESIMO,L'HO SUPPLICATO MA LUI NON HA ACCETTATO...

S'ERA UN UOMO VENALE LI AVREBBE PRESI SENZA BATTER CIGLIO POCHI O TANTI CH'ERANO SEMPRE SOLDI ERANO...

NON GIUDICATE UN UOMO DI CHIESA COME DON MARIO PERCHE' SE PARENTI E' CRESCIUTA, SE PARENTI E' MIGLIORATA, SE GLI EMIGRANTI MANTENGONO ANCORA CONTATTI E' GRAZIE A DON MARIO E ALLA SUA PAZIENZA, DISPONIBILITA', GENEROSITA'.NON SO' COSA VOI PRETENDIATE DA UN SACERDOTE.

SIETE TANTO GRANDI DA SCRIVERE AL VESCOVO?ALLORA MOSTRATE LA VOSTRA GRANDEZZA AFFRONTANDOLO IN PUBBLICO E DICENDOGLI QUESTE COSE IN FACCIA...DIFFICILE EH?CERTO PER DEI POVERETTI D'ANIMO CHE SANNO SOLO SCRIVERE(si fa per dire!!)LETTERE ANONIME...FIRMATEVI BALDI CORAGGIOSI!!

A te Don Mario, dico in conclusione SEI UN GRANDE E LO SARAI PER SEMPRE,vai avanti così e non ti curare di loro...la tua umiltà e grandezza di spirito sono noti anche a tutti gli invitati di mio marito che sono di Catanzaro,sei un grande anche fuori Parenti!

Un grande abbraccio Pileria e Massimiliano

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Caro Don Mario,

vi esprimo la gratitudine di tutti i salianesi per il vostro attaccamento e per l'impegno che sempre avete avuto nel guidare la nostra parrocchia, SS Rosario di Saliano. Inoltre, come vostra collaboratrice nella gestione degli affari economici e nell'organizzazione della festa del Rosario, posso testimoniare sulla vostra assoluta trasparenza e onestà.
Non date eccessivo peso alla maldicenza di pochi e continuate la vostra missione pastorale con rinnovato impegno.

Stefania Minardi

La rimozione e il trasferimento di un parroco

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La rimozione e il trasferimento di un parroco

Prof. Julian Porteous - Sydney

Considerazioni teologiche e pastorali

A prima vista il tema della rimozione e del trasferimento di un parroco non sembra attinente al suo servizio. A che cosa può servire rimuoverlo dal suo ufficio pastorale?

Tuttavia, i canoni importanti (1740-1752) vanno compresi e applicati sullo sfondo della più ampia realtà pastorale e teologica del rapporto corretto fra il Vescovo diocesano e il parroco. Ora, affronterò alcuni aspetti importanti di questo rapporto, attingendo a documenti del Concilio Vaticano II e all’Esortazione Apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II Pastores gregis.

Secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, una Diocesi è descritta correttamente in termini di rapporti. Le relazioni che ci interessano sono quelle che intercorrono fra il Vescovo diocesano, i parroci e il popolo affidato alla loro sollecitudine pastorale. Una Diocesi è "è una porzione del popolo di Dio, che è affidata alle cure pastorali del Vescovo coadiuvato dal suo presbiterio" (Christus Dominus, n. 11; vedi anche Pastores gregis, n. 47 e canone 369). Il rapporto fra il Vescovo diocesano e i suoi sacerdoti è al servizio dei fedeli. Vescovi e sacerdoti condividono la sollecitudine pastorale verso i fedeli di Cristo e devono collaborare per il bene delle anime.

"Non è senza ragione che il decreto conciliare Christus Dominus, offrendo la descrizione della Chiesa particolare, la indica come comunità di fedeli affidata alla cura pastorale del Vescovo "cum cooperatione presbyterii". Esiste, infatti, tra il Vescovo e Cristo e pertanto, anche se in grado diverso, in virtù dell’unico ministero ecclesiale ordinato e dell’unica missione apostolica" (Pastores gregis, n. 47).

Parimenti, la parrocchia è descritta come una comunità di fedeli affidati alla sollecitudine pastorale di un parroco, sotto l’autorità del Vescovo (Christus Dominus, n. 28, canone 515). I padri del Concilio Vaticano II hanno sottolineato che il parroco non è un delegato del Vescovo diocesano, ma un Pastore proprio della comunità parrocchiale (Christus Dominus, n. 28, canone 519).

Tradizionalmente la stabilità è un elemento importante dell’ufficio del parroco (canone 522). Il canone utilizza il termine "opportuno " . La stabilità dell’ufficio del parroco non è solo importante, ma necessaria affinché possa esercitare il suo ministero pastorale.

Il rapporto, dunque, non è essenzialmente giuridico, ma pastorale e riflette la communio sacramentalis. Vescovi e sacerdoti sono "cooperatori" e il canone 384 parla di "particolare sollecitudine" del Vescovo per i propri presbiteri che deve ascoltare come "aiutanti" e "consiglieri".

Papa Giovanni Paolo II ha spiegato questo rapporto nei seguenti termini: "Il Vescovo cercherà sempre di agire con i suoi sacerdoti come padre e fratello che li ama, li ascolta, li accoglie, li corregge, li conforta , ne ricerca la collaborazione e, per quanto possibile, si adopera per il loro benessere umano, spirituale, ministeriale ed economico" (Pastores gregis, n. 47).

Nella Pastores gregisPapa Giovanni Paolo II ha parlato di due momenti speciali nel rapporto fra il Vescovo e il sacerdote. "Il primo quando il Vescovo gli affida un mandato pastorale…per il Vescovo stesso, il conferimento di un nuovo mandato pastorale è un momento significativo di paterna responsabilità nei riguardi di un suo presbitero".

L’altro momento speciale "è quello in cui un sacerdote, a motivo dell’età avanzata, lascia l’effettiva guida pastorale di una comunità oppure gli incarichi di diretta responsabilità". Qui, il Papa sottolinea l’importanza del Vescovo affermando che il sacerdote ha ancora un ruolo importante, ma diverso da svolgere nella sollecitudine pastorale dei fedeli.

Papa Giovanni Paolo II ha poi affrontato una situazione più difficile sia per il sacerdote sia per il Vescovo, che porta direttamente a una considerazione dei canoni sulla rimozione e il trasferimento di un parroco "Ai sacerdoti, poi, che si trovano nella medesima situazione a motivo di una malattia grave, o per un’altra forma di persistente debilitazione, il Vescovo farà sentire la propria vicinanza fraterna, aiutandoli a conservare viva la convinzione di "essere membri attivi nell’edificazione della Chiesa e specialmente in forza della loro unione a Gesù Cristo sofferente e a tanti altri fratelli e sorelle che nella Chiesa prendono parte alla Passione di Cristo" ".

Può accadere che il Vescovo, tenendo conto delle esigenze del sacerdote, ma anche delle esigenze del gregge a lui affidato, debba prendere in considerazione un processo canonico per rimuovere il parroco dal suo ufficio. Nella seconda sessione che mi è stata assegnata affronterò i canoni più dettagliatamente.

I canoni e la rimozione e il trasferimento

Non mi prefiggo lo scopo di analizzare i canoni, ma quello di considerarli dal punto di vista del sacerdote al quale il Vescovo propone la rimozione o il trasferimento. I canoni riflettono in vari modi la preoccupazione della Chiesa per il benessere del sacerdote.

Il Vescovo deve procedere nello spirito del giusto rapporto che abbiamo delineato in precedenza, come padre e fratello. Se possibile, dovrebbe rassicurare al sacerdote che il processo si svolgerà nel suo interesse e in quello dei parrocchiani a lui affidati.

I motivi della rimozione o del trasferimento devono essere obiettivamente seri e il Vescovo si avvarrà di consulenti pastorali per discernere la serietà delle motivazioni. I canoni sottolineano che potrebbe non esserci alcuna colpa da parte del sacerdote.

La collaborazione di altri membri del presbiterio è necessaria. Il processo può essere la conseguenza di una crisi di quel sacerdote particolare o l’inizio del processo potrebbe causare un periodo di crisi nel sacerdote. E’ importante che in quel momento sperimenti in modo reale e pratico che è membro del presbiterio. A questo fine il Vescovo sceglierà sacerdoti permeati di quello stesso spirito pastorale che possano accompagnare e incoraggiare il sacerdote in questo periodo di crisi, che molto probabilmente proseguirà anche a processo terminato.

E’ auspicabile che il sacerdote possa avere accesso a un’assistenza canonica competente cosicché possa essere consapevole dei suoi diritti. Il Vescovo potrebbe avere bisogno di esortare il sacerdote a farsi assistere da un esperto in Diritto Canonico fuori dalla Diocesi. Con un gesto fraterno di sostegno il Vescovo potrebbe assicurarlo del fatto che si farà lui carico dei costi per l’assistenza legale al di fuori della Diocesi. La giustizia e il processo richiedono che il sacerdote sia coinvolto nel processo e venga ascoltato. A questo fine si cercheranno persone imparziali e che hanno a cuore il bene generale della Chiesa affinché seguano il processo e riferiscano a entrambe le parti se si sta svolgendo un processo equo.

Se fosse possibile bisognerebbe offrire un altro incarico pastorale che dovrebbe avere necessariamente una natura molto limitata, ma potrebbe essere di grande importanza per il benessere emotivo e spirituale del sacerdote. Lo aiuterà a comprendere che sta ancora esercitando attivamente il proprio sacerdozio per il bene della Chiesa. Lo aiuterà anche a mantenere la sua stima nel presbiterato con il quale continua a cooperare insieme al Vescovo per il bene della Diocesi e di tutta la Chiesa.

Anche se le motivazioni per la rimozione devono essere obiettive, deve essere tutelato il delicato equilibrio fra la necessità di tutelare la riservatezza del sacerdote (canone 220) e la comunicazione chiara delle cause della rimozione. Ciò diventa particolarmente delicato e difficile in alcune società e nazioni come l’Australia a causa dell’interesse dei mezzi di comunicazione sociale per le questioni ecclesiali. Purtroppo tale interesse tende a mettere in evidenza tutto ciò che è negativo, in particolare ciò che si può presentare come scandaloso.

Il Vescovo provvederà a prendersi cura del sacerdote spiritualmente, emotivamente e fisicamente. Potrebbe avere bisogno di aiuto professionale. A questo fine tornerà molto utile al Vescovo o più efficacemente alla Conferenza Episcopale creare una struttura che possa fornire assistenza professionale ai sacerdoti che ne hanno bisogno. L’istituto Encompass, un progetto dei Vescovi australiani, ne è un esempio.

Come Indirizzare una Lettera a un Prete

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Non è facile sapere come rivolgersi a un prete della Chiesa cattolica romana attraverso una lettera, perché all'interno del clero esistono molti ranghi. Tuttavia, se vuoi essere rispettoso, è necessario seguire il giusto protocollo. Questo articolo ti spiegherà come scrivere ai preti di diverso rango.

1

Indirizza la lettera a un sacerdote secolare. Sulla busta devi scrivere le parole "Al Reverendo Padre" seguite da nome e cognome del destinatario. In alternativa, puoi scrivere "Al Reverendo" accompagnato da nome e cognome. Non dimenticare la preposizione articolata "al". Ecco un esempio: "Al Reverendo Padre Michele Rossi".Il saluto dovrebbe essere "Egregio Padre" oppure "Reverendo Padre". Se la lettera è molto formale, dovresti scrivere "Reverendo Padre" seguito da nome e cognome oppure "Egregio Padre".[1]Se conosci bene il prete, allora puoi limitarti a "Egregio Padre" seguito o meno dal cognome.[2]Concludi la lettera con questa formula: "La prego di accogliere, Reverendo Canonico (nome e cognome) l'espressione dei miei sentimenti deferenti" seguita dal tuo nome e cognome.[3] In alternativa, puoi chiudere con le parole: "Con rispetto e devozione in Cristo" e il tuo nome.

2

Scrivi una lettera a un prete di un ordine religioso. Sulla busta scrivi: "Rev." seguito da nome e cognome del destinatario, aggiungendo poi le indicazioni dell'ordine religioso a cui appartiene.La differenza sostanziale risiede nell'aggiunta delle iniziali dell'ordine religioso, ad esempio: "Al Reverendo Padre Michele Rossi, O.S.B.", dove O.S.B indica l'Ordine di San Benedetto.Dovresti salutare il destinatario con le parole: "Reverendo Padre" e concludere la lettera con: "La prego di accogliere, Reverendo Padre, l'espressione dei miei sentimenti deferenti" seguita dal tuo nome e cognome.

1

Scrivi al papa. Rivolgiti correttamente a questa autorità, dato che si tratta della più alta carica nella gerarchia cattolica. Sulla busta scrivi: "A Sua Santità Papa Francesco". È accettabile la formula: "Al Sommo Pontefice, Sua Santità Papa Francesco".Nei saluti dovresti scrivere: "Santissimo Padre" oppure "Sua Santità". Quando ti rivolgi al papa in persona e non per iscritto, devi sempre usare la formula di cortesia "Sua Santità". L'indirizzo a cui scrivere è: Palazzo Apostolico, 00120 Città del Vaticano.Concludi la lettera in maniera appropriata. Un cattolico dovrebbe scrivere: "Della Santità Vostra obbedientissimo figlio" seguito da nome e cognome del mittente.Se non sei un fedele cattolico, allora dovresti concludere con: "La prego di accogliere, Beatissimo Padre, l'espressione della mia alta stima" oppure "La prego di accogliere, Santità, l'espressione della mia alta stima". Una formula di chiusura accettabile è: "Con rispetto e devozione in Cristo".[4]

2

Scrivi a un cardinale. Sulla busta devi annotare le seguenti parole: "A Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale (nome e cognome) Vescovo o Arcivescovo di (città)".Quando ti rivolgi per iscritto a un cardinale usa la forma allocutiva "Vostra Eminenza Reverendissima". Nella gerarchia ecclesiastica, il cardinale è secondo solo al papa. Quando devi parlargli di persona, utilizza sempre le parole "Vostra Eminenza".Se sei cattolico, puoi chiudere la lettera con le parole: "Con devoto (o filiale) ossequio" e il tuo nome e cognome. Oppure puoi scrivere: "Sperando nella Vostra benedizione, porgo i miei rispettosi saluti". 

3

Ricorda il protocollo quando ti devi relazionare con i sacerdoti.Alzati quando un prete entra nella stanza e non dovresti sederti finché egli non ti dice di farlo.Se sei un uomo, togliti il cappello in presenza di un sacerdote e baciagli la mano. Questo è considerato un gesto per onorare il fatto che il prete consacra l'Eucaristia.Mostra lo stesso rispetto quando ti congedi da un sacerdote.

Quando scrivi a un prete cattolico, usa carta da lettere bianca e inchiostro nero.Nei dizionari e anche online puoi trovare dei suggerimenti di stile da utilizzare quando ci si rivolge a preti di vari ranghi della Chiesa ortodossa, ortodossa russa ed episcopale.

busta dovresti scrivere: "A Sua Eccellenza Reverendissima, Monsignor (nome e cognome), Arcivescovo di" e il nome della città a cui è assegnato.La forma allocutiva dovrebbe essere "Vostra Eccellenza Reverendissima". Quando parli con l'arcivescovo in persona, usa sempre il titolo "Vostra Eccellenza".Concludi la lettera in questo modo: "La prego di accogliere, Signor Arcivescovo, l'espressione della mia alta stima" oppure "Con rispetto e devozione in Cristo" seguito dal tuo nome e cognome.

4

Rivolgiti al vescovo. Sulla busta scrivi l'indirizzo secondo questo esempio: "A Sua Eccellenza Reverendissima, Monsignor Rodolfo Cetoloni, Vescovo di Grosseto".La formula di cortesia è sempre "Vostra Eccellenza Reverendissima".Concludi la lettera con queste parole: "Con devoto (o filiale) ossequio" oppure con "Sperando nella Vostra benedizione, porgo i miei rispettosi saluti".

5

Rivolgiti a un frate o a una suora. Nel caso dovessi scrivere a un frate, usa queste parole: "Reverendo Frate" seguite dal nome e cognome del destinatario e le iniziali dell'ordine a cui appartiene.Il saluto dovrebbe essere: "Reverendo Frate" seguito dal cognome. Per concludere la lettera, puoi semplicemente annotare queste parole: "La prego di accogliere, Reverendo Frate, l'espressione dei miei sentimenti deferenti" e poi il tuo nome e cognome.Se devi scrivere a una suora, annota queste parole sulla busta: "Reverenda Suora (nome e cognome)". La formula allocutiva è "Reverenda Suora" e il suo cognome. Per concludere la lettera scrivi: "La prego di accogliere, Reverenda Suora, l'espressione dei miei sentimenti deferenti".

6

Rivolgiti a un abate. In questo caso, dovresti scrivere: "Reverendo Padre", il suo nome e cognome e di seguito le iniziali dell'ordine. Ricorda che in base all'ordine religioso di appartenenza potrebbe cambiare il titolo; per esempio, per i certosini è "Ministro Generale", per i trappisti è "Abate Generale" e così via.La forma allocutiva è "Reverendo Padre".Concludi la lettera con: "La prego di accogliere, Reverendo Padre, l'espressione dei miei sentimenti deferenti".

Redazione Enzo


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