05 settembre 2017

Educatori sfruttati

educatrice, sfruttata da una cooperativa sociale"

Avete bisogno di un parere riguardante l'educazione dei figli? Il rapporto con i propri figli è diventato problematico e faticoso? Pensate di aver bisogno di una dritta per i cambiamenti che interessano il bambino in qualsiasi fase della crescita? Siete in difficoltà con gli altri soggetti che in casa o fuori casa si occupano dell'educazione dei vostri figli?

"Maleducati" nasce per dare una risposta a queste e altre domande di natura pedagogica. Su Affaritaliani.it c'è Federico Fenzio, pedagogista scolastico e giuridico, nell'A.A. '12-'13 Prof. a Contratto in Pedagogia Generale e Sociale presso l'Università Statale dell'Insubria di Varese e Cultore della Materia in Criminologia presso l'Università Statale di Bergamo, dove si occupa del tema dei minori vittima e autori di reato. Ha scritto vari saggi di pedagogia tra cui "Adole-scienza impossibile" e "Ritrovarsi genitori", editi da Ghibli. Per maggiori informazioni visitare il sito www.federicofenzio.com

Domanda

Buongiorno Professore,
ho visto che lei insegna all'Università ai futuri educatori ed io sono il papà di una ragazza che, si fa per dire, di "lavoro" svolge la professione di educatrice. Mia figlia ha sempre avuto una dedizione per l'altro: da bambina il suo gioco preferito era quello di fare la maestra e la scuola l'ha sempre dipinta come una persona estremamente solare e predisposta all'aiuto degli altri. All'età di 8 anni è entrata a far parte degli scout e a 15 anni ha cominciato a dedicarsi al volontariato.

Dopo la scuola magistrale si è iscritta alla Facoltà di scienze dell'educazione laureandosi a pieni voti. Dopo un paio di anni dove ha dovuto svolgere i lavori più disparati, ha finalmente trovato un posto presso una "cooperativa sociale". Dopo una prima fase di entusiasmo sono iniziati i problemi: condizioni di lavoro improponibili, retribuzioni da fame e "capi" autoritari che utilizzano metodologie che assomigliano al mobbing. Sono tormentato dall'idea che mia figlia è stata rovinata da questa gente, che ha tradito il suo entusiasmo. Ora mia figlia ha perso la passione per questo lavoro, non ha più voglia di uscire di casa e credo sia lei ora ad aver bisogno di aiuto. Com'è possibile che proprio da questo ambiente possano provenire questi comportamenti? Cosa posso fare per aiutarla?
Cordialmente,
Enrico.

 

Risposta

Buongiorno Enrico,
il suo racconto mi coinvolge profondamente, perché in sua figlia rivedo l'entusiasmo dei miei alunni che nella aule d'università non vedono l'ora di dedicarsi a tempo pieno al lavoro nel sociale, bellissima esperienza dalla quale io stesso provengo. Ricordo ancora quando agli inizi del mio percorso professionale mi dedicavo ai progetti di "educativa di strada": ad orari improponibili incontravamo le compagnie di giovani "dimenticati" dalla società, nei confronti della quale emergeva un profondo vissuto e degli agiti di rabbia.

E da questa rabbia conquistare lentamente la loro fiducia, costruendo qualcosa insieme che potesse in qualche modo riconnetterli al mondo senza rinunciare alla loro essenza. Ricordo ancora l'espressione di questi ragazzi quando noi educatori dicemmo loro che avrebbero potuto organizzare un evento musicale ed artistico proprio nel parchetto dove solitamente restavano parcheggiati per fumare, annoiarsi parlando di musica o disegnando opere d'arte su muri che pochi avrebbero visto.

Vennero così coinvolti in un processo di negoziazione con la comunità circostante, da noi guidato, e alla fine l'evento finale vide la partecipazioni attiva di tutti: nonni, genitori, giovani e bambini.
Erano proprio questi ragazzi (i miei "utenti") che riuscivano a dare senso al mio lavoro, nonostante l'arroganza e l'ignoranza delle persone che rivestivano ruoli decisionali di potere. Per inciso: alcuni di questi ragazzi sono diventati dj famosi nel settore nonché artisti che espongono le loro opere realizzate con bombolette spray nelle gallerie d'arte internazionale.

Purtroppo confermo il quadro tragico da lei descritto. E' un fenomeno di cui si parla poco perché il senso comune è convinto che chi lavora nel "sociale" lo faccia per "missione" o per volontariato. Questo presupposto tutto italiano rende possibile alcuni soprusi come quelli da lei riportati.

Nell'immaginario collettivo dovrebbe passare l'idea che quello dell'educatore (uso questa espressione in senso lato e quindi comprendo tutti coloro che svolgono una funzione educativa, quindi anche gli insegnanti) è un lavoro come tutti gli altri perché il bancario che consiglia un investimento sbagliato ad un famiglia procura gli stessi danni di un educatore che opera scelte sbagliate con i soggetti da educare.

Spesso è lo stesso educatore, incrementando il suo senso di onnipotenza attraverso un effetto "boomerang", che ama infatti sbandierare che "il suo lavoro è diverso dagli altri perché lavora con persone e non con cose". E' fondamentale quindi considerare l'azione educativa come un lavoro: l'educatore non è un supereroe perfetto che non sbaglia mai (anche quando non lavora, attraverso un'indistinta separazione tra vita privata e vita professionale) ma è una persona che viene pagata per svolgere l'importante funzione dell'educare.

Personalmente non ho molta fiducia nel cosiddetto "terzo settore", quello delle cooperative sociali. Ovvio, non si può generalizzare ma ne ho sentite tante di storie come quella di sua figlia. Amministratori di cooperativa senza una laurea che vivono solo grazie al lavoro degli altri: si capisce così perché un Comune paga come tariffa oraria 20 euro alla cooperativa per un educatore e alla fine la cooperativa stessa riconosca all'educatore solo 8 euro.

In alcuni casi il personale utilizzato dalle cooperativa è poco qualificato (con un evidente ricaduta sulla qualità del servizio) ma la cosa più preoccupante è che nella maggior parte delle situazioni vediamo persone pluri-laureate, con master e specializzazioni, percepire una tariffa oraria che offende la dignità umana.
Da questo punto di vista aprirei una parentesi sulla responsabilità degli Enti locali che spesso e volentieri trattato una gara d'appalto per la gestione di un Nido come una gara d'appalto per il servizio di asfaltatura delle strade.

Sarebbe necessario infatti aprire una discussione politica sulla cosiddetta "esternalizzazione" dei servizi educativi, che ad oggi pare sia molto alla moda: dove ci ha portato e se essa ne sia valsa la pena (anche da un punto di vista economico). Non sarebbe meglio per un Ente locale selezionare ed inglobare direttamente (anche con forme contrattuali flessibili) personale educativo specializzato e riconoscendo un miglior trattamento economico? E se la cooperativa è un'impresa sociale che fa profitto (nonostante la sigla "no-profit") perché dovrebbe esserle riconosciuta una tassazione differente dalle normali società? Non è forse più corretto pensare a due tipologie di azione sociale, una garantita dalle associazioni di volontari (forse un luogo adeguato dove svolgere un'autentica "missione") e l'altra dalle imprese sociali elevate allo stesso rango di qualsiasi società che si pone obiettivi imprenditoriali?

Un altro fenomeno sommerso, oltre a quello della "guerra dei poveri" tra cooperative (che vedono vincere una gara d'appalto "a ribasso" quindi proponendo stipendi osceni ai propri educatori), è un'apparente collusione che a volte si registra tra Comune e terzo settore, con veri e propri passaggi di Assessori che vengono "collocati" in ruoli di presidenza o di direzione nelle cooperative affidatarie di un appalto precedentemente bandito dagli Assessori medesimi.

Le cooperative, come ogni altro luogo di lavoro, possono diventare contenitori dove alcuni individui esercitano ed abusano del loro indiscusso potere, rivestendo con arroganza ruoli fittizi creati ad hoc. Così, come ogni realtà "chiusa", una cooperativa all'interno della quale la stessa cricca di persone occupa tutti i poteri direttivi governando il popolo degli educatori che va e viene (turn-over direttamente proporzionale al burn-out), diventa un luogo di potere come tutti gli altri ove esercitare mobbing nei confronti di chi non si adegua al "sistema".
Da alcuni amici che hanno subito una vera e propria "epurazione" dalla cooperativa (che ha perso così grandi professionalità) ho potuto ascoltare storie surreali di convocazioni ad opera dei "capi" assomiglianti alle riunioni del talk-show "The Apprentice" (nella versione di Crozza), nelle quali si "richiamava all'ordine" col tentativo di manipolare e provocare sensi di colpa. Confermo quindi che da luogo dove viene esercitata la relazione d'aiuto, la cooperativa può paradossalmente trasformarsi in un luogo bisognoso di cura.

Alcune possibili soluzioni per sua figlia? Innanzi tutto, come genitore le consiglio di non "confondere" le sue emozioni con quelle di sua figlia. Capisco che per un padre è difficile vedere una figlia trasformarsi così profondamente ma può essere che questo momento in senso lato "depressivo" possa essere un'occasione importante di crescita per sua figlia, un'occasione dove tirare fuori risorse e capacità latenti: soprattutto grazie a questa connaturata capacità di prendersi cura dell'altro. Ovviamente, se e solo se il bisogno dovesse provenire da sua figlia, potrebbe rivolgersi ad un professionista (psicologo, psicoterapeuta o counselor) capace di aiutarla a rielaborare questo momento di difficoltà.

Ma concludo con un consiglio più generale che rivolgo ai giovani educatori: create voi un'impresa sociale sana e capace di mettersi sul mercato con professionalità e competenza, oppure proponetevi al mercato come "liberi professionisti" (come i giovani psicologi e i giovani avvocati) rivolgendovi alle famiglie come esperti di educazione. Il momento di "crisi" che stiamo attraversando (dove si assiste ad una riformulazione dei canali di finanziamento, dove il terzo settore è costretto a rivolgersi direttamente ai privati per sostenere i propri servizi prima alimentati dalla Mamma/Comune) è proprio una grande occasione per fare qualcosa di proprio in un'ottica imprenditoriale. Non fate sì che il vostro timore di lanciarvi nel mondo a volte spietato "dei grandi" venga ingiustamente confuso da qualcuno di questi "big" come l'essere un po' "choosy".

 

Federico Fenzio
www.federicofenzio.com

Senza sovranità nazionale nessun diritto sociale – VIDEO



“Senza sovranità nazionale nessun diritto sociale” con queste parole Diego Fusaro interviene al programma di La7 “La Gabbia” del 18 Gennaio 2017.

Il filosofo sostiene che: “non si possono dare diritti sostenendo la globalizzazione a dispetto della sovranità degli stati nazionali” e aggiunge “al contrario puoi difendere i diritti sociali e del lavoro solo se inserisci massicce dosi di sovranità nazionale”

Sul capitalismo dichiara:”la norma del capitale è trovare qualcuno che faccia lo stesso lavoro a prezzo più basso […] questo significa continuare a ribassare i diritti, continuamente liberarsi delle conquiste sociali”

Ed il capitale finanziario? Fusaro rincara la dose:”le leve del capitale finanziario sono due:” delocalizzazione, immigrazione di massa. Sposti la produzione per togliere diritti qua, importi masse di migranti da trattare come nuovi schiavi”.


https://youtu.be/rwp61zHiyyU


Offrirono 35 miliardi al Ministro della Sanità Tina Anselmi. Lei rifiutò. Poi l’attentato…


MAFIA SANITARIA
del Professor Paolo De Bernardi

Corsi e ricorsi storici:

RICORDANDO LA STORIA CHE INSEGNA

Nel 1979, quando Tina Anselmi è ministro della Sanità, decide il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica ha appena giudicato inutili o addirittura pericolosi.

Da lì a poco, viene avvicinata da un esponente delle industrie farmaceutiche che le offre 35 miliardi di lire in valuta straniera presso una banca svizzera di sua scelta, affinché ritiri quel provvedimento.

Il mattino dopo, la Anselmi rende pubblico questo tentativo di corruzione. Trascorsi pochi giorni, la sua auto salta in aria. Per pura coincidenza e per pochi attimi di ritardo, la senatrice democristiana si salva.

Comunque, dopo alcune settimane, viene rimossa dall’incarico.

Questo episodio è citato dal rimpianto Hans Ruesch nel suo Naked Emperess della Garzanti-Milano.

La clamorosa corruzione del ministro della sanità De Lorenzo da parte della Smith-Kline.

Passa una decina di anni e siamo nel 1990-91.

La Smith-Kline, del gruppo Beecham, unica produttrice mondiale del vaccino Energix B che pretende di prevenire l’epatite B, al fine di realizzare un piano di vaccinazioni garantito sulla pelle dei bambini italiani, versa in segreto, in banconote da 100 mila lire, la somma di 600 milioni di lire all’allora ministro della Sanità De Lorenzo.

Seicento milioni solo per apporre una firma di approvazione ministeriale per rendere non più facoltativa ma obbligatoria la vaccinazione antiepatite B. De Lorenzo viene preso con le mani nel sacco e finisce nelle carceri della Repubblica per diversi anni.

Fonte: De Bernardi

Scontri di Roma, Di Maio critico: “Fa più notizia la frase di un funzionario che il lancio di bombole”


Il vicepresidente della Camera a “Omnibus” su La7: “Lo Stato si deve far rispettare. Non si può tollerare che si lancino oggetti contro la Polizia”

Una daitriba più che mai aperta quella sugli scontri di Roma fra polizia e immigrati, avvenuti in Piazza Indipendenza nella giornata di ieri e accompagnati da uno strascico mediatico che, nelle ultime ore, si sta concentrando principalmente sulla frase incriminata pronunciata da un ufficiale delle Forze dell’ordine in merito all’atteggiamento da assumere qualora vi fosse stata un’aggressione da parte della comunità da sgomberare. Sulla vicenda si è espresso, durante un’ospitata alla trasmissione “Omnibus” di La7, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, toccando proprio gli accertamenti in corso sulle parole del poliziotto: “E’ allucinante che faccia più notizia una frase infelice di un funzionario di polizia rispetto al lancio di bombole contro la polizia. E non credo che sia giusto che quel poliziotto sia messo sotto inchiesta per una frase. Non voglio essere ipocrita o moralista: la polizia ha fatto di tutto per evitare il peggio”.
Di Maio: “Lo Stato deve farsi rispettare”

Alle prime luci di ieri, le Forze dell’ordine avevano fatto irruzione nella tendopoli improvvisata nei pressi della Stazione Termini, dove avevano trovato rifugio i migranti eritrei sgomberati sabato scorso da Palazzo Curtatone (occupato dal 2013), intervenendo con gli idranti dopo che le autorità avevano riferito di bombole a gas in possesso degli accampati. Gli stessi, avevano reagito all’arrivo dei poliziotti in tenuta antisommossa con lancio di sassi e bottiglie, mentre dal primo piano dello stabile qualcuno di loro è stato inquadrato nell’atto di gettare una delle suddette bombole sulla strada sottostante: “Se c’è un immobile occupato abusivamente – ha detto Di Maio – va sgomberato. Si sono offerte alternative a quei rifugiati, ma a loro non vanno bene, che vogliano restare in quella zona invece di andare nella zona di Rieti. Lo Stato si deve far rispettare, non si può tollerare che si gettino oggetti contro la polizia. A chi ha commesso questo reato andrebbe tolto il permesso di soggiorno in Italia”.

Il vicepresidente della Camera, non ha mancato di lanciare un’offensiva al Governo, spiegando che “si spendono 5 miliardi per l’accoglienza e non si riesce neppure a trovare un alloggio dignitoso per i rifugiati che hanno diritto di stare in Italia”. Allo stesso tempo, però, l’esponente M5S ha criticato l’atteggiamento della comunità eritrea che, due giorni fa, aveva rifiutato la proposta di soluzioni abitative alternative: “Vogliono restare in quel quartiere perché si sono integrati? Anche gli insegnanti della Buona scuola volevano restare in Sicilia e invece sono stati sbattuti in Trentino- Alto Adige”.
“Roma? La partita dura 5 anni”

Ma, al di là dei disordini di Piazza dell’Indipendenza, non poteva mancare un riferimento alla recente bagarre in Campidoglio, con l’ennesimo avvicendamento all’assesorato al Bilancio che, stavolta, ha visto protagonista l’ex fedelissimo Andrea Mazzillo, rimpiazzato con Gianni Lemmetti,proveniente da Livorno: “Evidentemente si era rotto il rapporto fiduciario con la sindaca. Io a Roma voglio vincere la partita, non importa quanti cambi fa il Mister. E la partita dura 5 anni, non 90 minuti”.

fonte: interris

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